Pubblicato in: Rivista

Manuale di sopravvivenza ai quartieri

di Valentina Formisano

(Come adattarsi velocemente al Prugneto)

Prima di tutto, compratevi un barboncino.

E che ne so.

Qua c’hanno tutti il barboncino.

Vabbè… tutti tutti proprio no. Ma la maggior parte.

Fidàteve.

Compratelo e mettetelo da parte.

Armatevi di tanta pazienza per sopportare Mario.

Mario ve rompe er cazzo.

Tutte le mattine.

Che siate fiche, che siate vecchie, che siate uomini o donne: Mario ve rompe er cazzo perché passate sul suo territorio.

Attraversate il ponticello?

Mario ve rompe er cazzo.

Passate davanti a Lardo (quel bar che fa i cornetti molto light)?

Mario abita là e ve rompe er cazzo.

Vi chiede tutte le mattine la stessa cosa: «Aoooo!!! Andó stai a anna’, da Lecci?» e lo sa bene che tutte le mattine voi andate da Lecci, ma deve fa’ la sua domanda retorica altrimenti non se sente bene, altrimenti je piglia n’infarto se non ve fa tutte le mattine la stessa domanda a cui voi date da sempre la stessa risposta. Allora voi rispondete di sì, state andando proprio là, come ogni santa mattina, perché voi andate a scroccare il wi-fi, perché c’avete quarant’anni e state ancora studiando (come ogni radical chic che si rispetti) ma in realtà siete solo dei disoccupati sull’orlo del fallimento che se bevono i caffè con gli spicci elargiti dai genitori nel bistrot storico più figo di Roma. E allora millantate di essere registi, compositori, autori di sceneggiature per il cinema e sfoggiate un Mac abbastanza vecchio ma col suo design eternamente attuale. 

Ecco: procuratevi anche un Mac, o almeno un iPad. Ve serve. Lo sfoggiate tra i tavoli retrò del Lecci e siete sempre gli stessi quattro che non sfondano mai: nessuno viene mai pubblicato, nessuno arriva mai nelle sale se non al massimo in qualche proiezione rionale autofinanziata al Cinema Eburneo o al Cinema Rapace. Siete voi e quell’artri tre, ogni mattina, sempre voi, che ancora non v’hanno ingaggiato per nessuna fiction né vi hanno scritturato per un film, Netflix non v’ha telefonato, non vi è stato proposto un contratto come fashion designer per la Nike. Niente.

Andate ogni mattina da Lecci e ogni mattina Mario v’arisponne: «E allora vanne, vanne! Vanne ‘mpò da li procioni che dopo te passo a trova’, ahahahah!!!». Però state tranquilli che tanto non ci viene.

I Marî sono territoriali, controllano solo alcune zone, passano in certe vie e non in altre. Per fortuna Lecci è parte di una giurisdizione del Prugneto a sé non supervisionata dai Marî.

Però mica c’ha torto Mario quando ve dice così. Da Lecci infatti vige l’impossibilità di riproduzione della specie. E quello perciò nun ce vène! Non è solo una questione de territorio: la questione è seria, la questione è la fregna. E da Lecci la fregna è argomento che non interessa.

Ma questo è proprio il momento di giocare il Jolly, di tirare fuori l’asso dalla manica e di calarlo teatralmente schiantandolo sul tavolo. Voi… da Lecci… cacciate il barboncino.

Ve l’avevo detto de procuravve ‘n barboncino.

Perché ‘ndo annàte senza barboncino? Che, per caso, volete fa’ la figura degli etero? Guardate che non lo so se ce li hanno i tavoli per gli etero.

Quelli ve controllano il green pass ma pure il livello di gayfriendness che possedete puntandove n’esposimetro addosso. Come minimo ‘na mascherina arcobaleno la dovete indossa’ sennò nun entrate. Procurateve velocemente anche quella.

Da Lecci ce se va solo col canetto fru fru.

Vedi entrare un figo da lontano col fisico perfetto e lo sguardo seducente? Se guardi in basso, ti accorgerai che quel pezzo de fregno reca al guinzaglio una nuvola di pelo bianco che sculetta tale e quale a lui.

1ª possibilità di riproduzione naufragata appena dopo il cancello d’ingresso.

Vedi un hipster coi tatuaggi fighi dirigersi dal bagno verso i tavoli? Se guardi sotto il tavolo noterai legato alla sedia un cazzo di barboncino.

2ª possibilità di riproduzione fallita.

Scorgi una tavolata di giovani ragazzi fashion e pensi “Wow! Questi sì che hanno buon gusto!”. Poi ti rendi conto che hanno un barboncino a testa e che probabilmente si accoppiano tra di loro (no, non i barboncini).

3ª possibilità di riproduzione archiviata.

In tutta ‘sta impossibilità di rimorchiare il mio rilevatore di testosterone ha captato un barista etero. Il tipo è bello assai, io disegno, lui pure, allora ogni tanto parliamo di tatuaggi e cose così. Credo di averlo conquistato pur non essendo io tutto sto granché. Per esclusione, in mezzo a tutti sti uomini che si amano, glie resto solo io. E infatti mi parla spesso, mi chiede consigli sulle tecniche e sulle matite migliori.

Un giorno mi fa tutto ammiccante: “Ciao! Dopo quando stacco… ti faccio vedere una cosa… ”.

“Finalmente si tromba!”, penso tutta gasata, sconvolta e stremata da questi mesi di astinenza rionale. Aspetto che finisca il turno, (capito? Me lo fa vedé!) infatti lo noto che si avvicina. Con un album da disegno.

Ma che cazzo, me mostri i disegni? I disegni? Ma famme vedé un bicipite almeno, con la scusa der tatuaggio!

No.

Lui me fa vedé i disegni sugli F4 d’aa scòla media. I disegni me fa’ vedé. E niente… vor di’ che je faccio proprio schifo se siamo noi due, unici superstiti sull’isola gay, e me fa vedé i disegni.

Ergo. Per sopravvivere a Mario, nascondetevi da Lecci. Ma per sopravvivere a Lecci, procurateve ‘n vibratore.

Ma parliamo della mobilità al Prugneto. Qua al Prugneto le case ora costano un botto perché dopo sette anni di cantieri sono riusciti finalmente a portare ‘na fermata della metro C, quella che sostanzialmente non porta da nessuna parte utile, ma è servita agli immobiliari per raddoppiare il valore di ogni catapecchia.

Grazie all’ATTACK di Roma Capitale abbiamo una serie di tram, bus e ora anche la metro. Pazzesco. Dunque procuratevi un abbonamento ATTACK perché, non fate gli stronzi, il biglietto se paga. Pure a Roma. Sì, pure a Roma. Procuratevi un abbonamento e poi salite sul 14.

Procuratevi un miscelatore con boccaglio e bombole portatili pressurizzate. Vabbè, l’abbonamento è economico però i dispositivi personali di sopravvivenza costicchiano un po’, ma che volete fa’… vorrete mica mori’? No. Appunto. Procuratevi l’ossigeno.

Qua nun ce so’ mai stati i no-mask.

Provate un po’ a sali’ sul 5 o sul 14 e a tirarvi giù un attimo la mascherina perché con tutta quella folla vi viene l’affanno e vorreste tentare di respirare meglio.

Provateci.

In tre nanosecondi venite sopraffatti dall’alito all’aglio de uno, dall’ascella de cipolla de n’antro, dall’aura di cumino de n’antro ancora e dai cartoni al piscio del barbone diretto alla stazione Tèrmiti. ‘Na botta ‘n faccia, così, appena provi a tira’ fori il naso dalla mascherina.

Per la vita diurna, ricapitolando, basta poco… un barboncino, un dispositivo elettronico con la mela, mascherina arcobaleno da usare come copriboccaglio, delle bombole d’ossigeno e l’abbonamento ATTACK.

(Il vibratore solo se sfortunatamente siete donne).

Per quanto riguarda il Prugneto by night invece oltre alle suddette attrezzature, dovete procurarvi un piccolo dizionario degli slang romaneschi. La sera infatti arrivano persone da tutta la città, persino quelli da Roma nord, quell’area mitologica della città di cui noi poracci di periferia abbiamo solo sentito parlare e di cui dubitiamo pure della reale esistenza. Magari è solo ‘na leggenda per metterci paura, per non farci uscire dal quartiere perché, mi pare pure giusto, i radical chic è meglio tenerli nella riserva protetta e non farli diffondere troppo. Ve serve un dizionario perché quelli de Roma nord che vengono a fare l’aperitivino nel nostro quartiere fanno sempre finta che nun ce capiscono, manco fossero atterrati in quel momento a Fiumicino direttamente dai Boulevard de Paris. Fanno i sofisticati, si comportano come i demoetnoantropologi dell’800 in esplorazione dell’Africa sud occidentale a contatto con la popolazione primitiva dei Boscimani, forse anche indotti in confusione dall’alto tasso di negroni. Non Negroni con la N maiuscola. Non il tasso alcolico. Insomma, la sera al Prugneto avrete modo di conoscere i vostri concittadini senza spostarvi di un centimetro dal quartiere. Ce vengono tutti, salvo poi dire che il Prugneto fa schifo al cazzo, che Lecci pure fa schifo al cazzo e che non è niente vero che ce annàva Pasolini. Ecco. Per sopravvivere al Prugneto, abbiate sempre a portata di mano anche un saggio di PPP sennò non siete nessuno, sennò annàtevene a vive a Centomilacelle, emigrate altrove.

(Eventuali nessi fattuali o assonanze con realtà romane esistenti, tipo quartieri come il Pigneto, locali storici come Necci, Burro, il cinema Aquila e l’Avorio, aziende partecipate tipo ATAC, o altri riferimenti a cose e persone realmente esistenti sono puramente casuali).