Pubblicato in: Attualità al femminile, Eventi

8 marzo con Donne Difettose e Torre di Baratti

Torre di Baratti in collaborazione con “Donne Difettose” organizza per la festa delle Donne una degustazione letteraria per palati curiosi.

Grazie ad Alessandro Pirastru abbiamo ideato questo evento in un posto magico come il Resort Torre di Baratti da cui si vede tutta la baia.

Sarà con noi la scrittrice Simona Baldelli a presentare “Vicolo dell’immaginario” (Sellerio, 2019).

Vi parleremo di Donne Difettose, di letteratura e faremo giochi letterari surrealisti. Questo è il nostro modo di celebrare una ricorrenza che ha spesso perso il suo significato. Lo faremo parlando di libri, accompagnate da vino e cibo magnifico. E affronteremo la serata come ci piace: con professionalità ma anche con tanta ironia.
È un’occasione unica nel suo genere, un evento accessibile e costruttivo, e un modo per stare insieme.
Chiedete ci pure tutte le info, o seguite il link, dove troverete il menu e il programma completo della serata!

Cliccate qui per saperne di più e prenotare.

Dai, che non vediamo l’ora!

Pubblicato in: Donne Seriali

LA FANTASTICA SIGNORA MAISEL – Stagione 1

di Francesca Santi

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In “Happy Days” – la serie che più amavo da bambina – gli anni ’50 erano descritti come un’epoca da rimpiangere, in cui ognuno era contento del proprio ruolo e ogni cosa si trovava esattamente dove doveva stare; ebbene, per scardinare questa visione edulcorata e capire che quel Paradiso perduto per noi Donne Difettose sarebbe stato un inferno, basta guardare una carrellata di pubblicità di quell’epoca, in cui le casalinghe (l’unica carriera auspicabile per il nostro sesso) erano dipinte come adorabili ritardate e il loro valore era commisurato soltanto alla loro capacità di compiacere il marito.

La serie “The Marvelous Mrs. Maisel” è ambientata alla fine del periodo d’oro di cui sopra e ci fa capire subito che non c’è da rammaricarsi se quei “giorni felici” sono passati.

LA TRAMA

La storia inizia con un flashback, in cui assistiamo al matrimonio tra Joel Maisel e Midge, splendida sposa, che mostra tutto il suo umorismo in un appassionato discorso che farà infuriare il rabbino.

A quattro anni dalla cerimonia, la giovane è diventata una moglie e madre perfetta, che si alza prima del marito per truccarsi e mettersi in piega i capelli in modo da risultare impeccabile al risveglio e che prepara manicaretti per il gestore del Gaslight, il locale in cui Joel si esibisce come comico.

È più facile essere felice quando sei carina,” dice Rose, la madre di Midge, osservando preoccupata l’ampia fronte della nipote e la signora Maisel sembra condividere questa opinione, visto che è così preoccupata di restare attraente per il marito da controllare e annotare le sue misure ogni sera.

Midge pensa a tutto e si sente gratificata nel farlo: cura anche la carriera da comico di Joel, prendendo appunti durante le sue esibizioni e dandogli consigli su come migliorarsi; poi, un giorno, la donna scopre che lo sketch di punta del marito è copiato da un celebre comico, lo spinge a essere originale e, proprio quella sera, Joel si esibisce in modo disastroso. Joel incolpa Midge per il suo fallimento e la lascia, confessandole di avere una relazione con la segretaria: una ragazza molto carina, che non sa neppure temperare una matita.

La prima domanda della madre della protagonista è: “Cos’hai fatto?”.

Perché è naturale che la responsabilità della fine di un matrimonio sia della donna.

“Truccati, mettiti il vestito migliore e convincilo a tornare a casa.” suggerisce Abe, il padre.

Ma Midge reagisce in modo diverso: si ubriaca, va al Gaslight e sale sul palco, lanciandosi in un monologo sulla fine del suo matrimonio che termina con l’esibizione del suo seno e che è un trionfo, ma per cui viene arrestata per atti osceni in luogo pubblico.

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Susie capisce subito che Midge ha del grande potenziale e le paga la cauzione: “Non mi dispiace stare sola, ma non vorrei mai essere insignificante” dice quando la protagonista le chiede della sua vita sentimentale e penso che tutte dovremmo essere d’accordo con lei.

In palestra, Imogene, l’amica del cuore di Midge le indica le divorziate, stigmatizzate, emarginate nella fila in fondo: “Avrei potuto essere stenografa” le dice “Ma mi sono sposata: ce l’ho fatta nel modo giusto.” Tornata sotto casa trova Joel, che le chiede di tornare insieme e… non sarò certo io a dirvi cosa la nostra eroina gli risponderà: andate a cercare Mrs. Maisel su Amazon Prime e scopritelo da soli.

I PUNTI DI FORZA

Sono i personaggi, tutti credibili e coerenti con loro stessi, anche quelli più macchiettistici, come il suocero della protagonista. La madre intenerisce e infastidisce nel suo affannarsi per nascondere la separazione della figlia e ricucire lo strappo tra i due; il padre attira la nostra simpatia quando si inorgoglisce nello scoprire in Midge una determinatezza e uno spirito che non conosceva; il marito indispettisce nel dare tutto per scontato, ma il suo credersi talentuoso pur non avendo meriti lo rende un personaggio drammatico di grande spessore e poi c’è una guest star importante – Sophie Lennon – una nota comica che nella realtà è molto diversa dal personaggio che interpreta e che spinge Midge alla riflessione: “Perché le donne devono fingere di essere ciò che non sono?”.

I dialoghi serrati e brillanti ricordano il miglior Woody Allen, d’altronde l’ambientazione e il ceto sociale di riferimento sono gli stessi: siamo a New York, la famiglia di Midge è ebrea, ricca e colta, valorizzata dal contrasto coi genitori di Joel, che risultano spesso imbarazzanti, fornendoci gustosi siparietti che innalzano ulteriormente il livello della serie.

Alex “Susie” Bornstein, infine, è perfetta in contrapposizione a Rachel “Midge” Brosnahn: fisicamente sono agli antipodi, ma la loro essenza è la stessa; entrambe vogliono un ruolo diverso da quello imposto dalla società, anche se solo la prima ne è già consapevole.

PERCHÉ GUARDARE QUESTA SERIE?

È stata scritta da una donna: Amy Sherman Palladino, grande sceneggiatrice, nota anche per “Una mamma per amica” e “Pappa e Ciccia”.

La prima stagione di “The Marvelous Mrs. Maisel” ha ricevuto 5 Emmy, tutti meritatissimi, infatti, Rachel Brosnahn risplende nei panni di MiriamMidgeMaisel: rasenta la perfezione, eppure non risulta mai irritante, neppure quando si prodiga per essere all’altezza dello stereotipo della moglie perfetta. La sua bellezza è valorizzata dai costumi superlativi, che meriterebbero un premio a parte.

Pubblicato in: Eppur son donne, Letture Incolte

IL MARITO PASSAPORTO

di Beatrice Galluzzi

PicsArt_02-03-04.27.29Se credete che la vita di 007 – così come ce lʼhanno mostrata nei film, così come ci piace immaginare – sia qualcosa di rocambolesco, allora non sapete cosa ha avuto il coraggio di affrontare questa donna, nei lontani anni ʼ30.

Tutto ha avuto origine fin dalla mia infanzia, quando nutrivo disagio e una profonda e segreta indignazione al momento di obbedire a ordini che non condividevo.”

Una spia, questo si è spesso insinuato fosse Jeanne Clérisse – poi Marga DʼAndurain – una splendida e indomita basco-francese, ma la verità sul suo ruolo nellʼintelligence rimane avvolta nellʼambiguità, così come non hanno mai trovato appiglio le accuse che le sono state rivolte, comprese quelle di omicidio (ben tre). Continua a leggere “IL MARITO PASSAPORTO”

Pubblicato in: Attualità al femminile, Interviste difettose

Interviste Difettose: Emma Fenu

di Elena Ciurli

Iniziamo il 2019 con un’intervista a una donna molto forte. Scrittrice, blogger e curatrice di eventi culturali su tutto il territorio nazionale, Emma Fenu ha dato vita a numerosi progetti che aprono le porte dell’universo femminile: senza moralismi, mood femministi o politicamente schierati.

Diamo il benvenuto a Emma!

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Pubblicato in: Eppur son donne

PRIMO PIANO INTERNO FEMMINILE: UN MOTIVO IN PIÙ PER GUARDARE “BIRD BOX”

di Beatrice Galluzzi

Bird Box, appena uscito per Netflix, è un survival horror che mostra, per alcuni versi, molte similitudini con altre pellicole sul genere. Il film è basato sul libro omonimo di Josh Malerman – titolo in Italia tradotto con La morte avrà i tuoi occhi. Tutto ruota attorno a delle ipotetiche presenze, che una volta messe a fuoco inducono le persone al suicidio. Il problema si diffonde in modo epidemico e il genere umano, di conseguenza, è al capolinea. Tanto per cambiare, verrebbe da dire.

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Pubblicato in: Madri snaturate

La maternità non è un merito

di Elena Ciurli

Partiamo dai numeri che piacciono tanto e rassicurano: in Italia una donna su due, in età fertile, non ha figli. Lo certifica l’Istat: quelle che non sono (o non sono ancora) diventate madri tra i 18 e i 49 anni sono circa 5 milioni e mezzo, cioè quasi la metà delle donne in questa fascia d’età. I motivi sono i più vari e nonostante tutto, molto spesso siamo considerate dalla società come alimenti deperibili. Soprattutto se hai tra i 35 e i 40 anni, in molti ti sparano addosso i minuti che scorrono come fossero proiettili. Bene, ricordiamoci una cosa: la maternità non è un merito.


Io (36 anni e ancora senza figli) ho dovuto rispondere tante volte alla fatidica domanda del “come mai non sei ancora madre?!”, trattenendo in mezzo ai denti offese più o meno articolate. Di solito dico che faccio la zia: gioco con i figli delle mie amiche/sorelle (loro sono i miei amati nipotini), e quando piangono troppo tornano da mamma. Insomma mi prendo il bello dell’infanzia, senza pannolini e notti in bianco.

In tutto ciò c’è comunque da parte mia un velato senso di colpa, un sentire il dovere di giustificarmi, perché quando leggi negli occhi degli altri quella patina inquisitoria, o la butti sull’ironia, oppure sbotti e per fare davvero bene a te stessa dovresti solo rispondere con un bel vaffanculo. Per ora non è mai successo, ma sento che prima o poi la bomba esploderà con gli arretrati.

L’essere madre non ti rende più donna. La maternità deve poter essere una scelta libera e priva di condizionamenti esterni.

Perché allora spesso noi giovani donne senza figli sentiamo il bisogno di giustificarci?

Si può amare i bambini senza aver per forza dei figli, ci si può sentire realizzate e gratificate grazie a un lavoro, agli affetti, ai viaggi, oppure semplicemente si può non aver voglia di sacrificare se stesse e le proprie passioni per dare la vita ad un altro essere vivente. Nel peggiore dei casi si può essere sterili, o senza un possibile padre, o senza un lavoro o una stabilità economica che ci consenta di mantenerlo, questo bambino che mettiamo al mondo e sarà la nostra proiezione vitale fino a che non moriremo.

In ogni caso non dovrebbe esserci spazio per alcuna forma di vergogna. Una donna senza figli non è una donna a metà, non dobbiamo permettere a nessuno di fare una simile insinuazione. Le donne dovrebbero aiutarsi a vicenda e reagire, perché se un uomo a 40 anni non è padre, a nessuno viene in mente di trattarlo come uno yogurt scaduto. Rispettiamo le madri, rispettiamo le donne. La maternità non ci rende migliori, è una condizione stupenda, ma naturale. Non chiedete a una donna perché non ha figli, chiedetele se ha realizzato i suoi sogni, se si ama.

E come diceva sempre mia nonna: “chi si fa gli affari suoi campa 100 anni” (lei in effetti era una donna molto coerente ed è morta a 92 anni).

E voi cosa direte alla prossima persona che vi chiede come mai alla vostra età non avete ancora un figlio?

Scrivete a donnedifettose@gmail.com

Pubblicato in: Letture Incolte

TU CHE ERI OGNI RAGAZZA

di Beatrice Galluzzi

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“La città devastata che abbiamo dentro“. Questo leggo, una volta tornata a casa, nella dedica che mi ha fatto Emanuela Cocco sul frontespizio del suo libro. Ho avuto il piacere di conoscerla di persona e apprezzare la sua presenza scenica anche fuori dalla scena. Ma questa è tutta unʼaltra storia.

Quella che vi voglio raccontare oggi, invece, è dentro al suo libro Tu che eri ogni ragazza (Wojtek, 2018). In realtà, di storia non ce nʼè una sola, ma tante quante i binari della stazione Termini: che paiono infiniti, anche se numerati fino a trentadue. È proprio intorno alle rotaie, ai bar, ai mendicanti, ai ragazzini, ai pendolari, a quelli capitati lì per caso o alle persone che preferirebbero aver sbagliato strada, che succedono i fatti. “I passeggeri si preparano a scendere. Si divideranno appena aperte le porte. Separarsi è nella loro natura. Lʼesasperante indugiare della voce registrata detta lʼarrivo.” Quello che accade arriva e basta; si vede, come quando si va al cinema con gli occhialetti 3D. E se ciò che ci troviamo davanti fa paura, beh, non ci si può alzare; non possiamo semplicemente uscire dalla sala e tornare agli avanzi delle nostre lasagne. Emanuela, quello che vediamo tutti i giorni, quello che scavalchiamo nel momento stesso in cui viene messo a fuoco, ce lo inietta sottopelle. Continua a leggere “TU CHE ERI OGNI RAGAZZA”

Pubblicato in: Consigli inutili

COSA REGALARE A UNA DONNA DIFETTOSA PER NON FARLA INCAZZARE (Christmas Edition)

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I nostri compagni di vita sono illuminati per il solo fatto di essersi legati a noi, dʼaccordo, ma sono anche creature che vivono in un costante stato di precarietà. Guai a sbagliare un regalo, rischiano grosso. Ecco perché, solo per oggi, vogliamo metterci nei loro panni e provare il panico che sta per invaderli, indecisi sul cosa farci scartare a Natale, evitando che il presente sia indesiderato e provochi unʼingestibile reazione a catena (non vogliamo mica ripetere la scena di Parenti Serpenti, vero?).

Allora, care dolce metà di una donna difettosa, riprendetevi. Questʼanno con le nostre idee regalo vi faremo fare un figurone. Continua a leggere “COSA REGALARE A UNA DONNA DIFETTOSA PER NON FARLA INCAZZARE (Christmas Edition)”

Pubblicato in: Madri snaturate

Ira materna

ira maternaRabbia. Quante di voi l’hanno provata nei confronti dei propri figli? Non figli adolescenti, con loro la rabbia è giustificata e socialmente accettata. Parlo di bambini piccoli, quelli che fanno facce buffe nelle pubblicità dei pannolini e strappano sorrisi anche ai più refrattari. Sì, proprio quei paciocchini teneroni.

Ecco che arriva il tabù. Posso quasi vedere l’orrore cominciare a dipingersi sul volto delle mamme incappate (forse per caso) in questa rubrica, pensando magari di trovarci qualche consiglio su come togliere le macchie di cacca dai body intimi.

Anche la rabbia macchia, ma non c’è Omino Bianco che riesca a rimuoverla. Continua a leggere “Ira materna”

Pubblicato in: Letture Incolte

La casa infestata da noi

Nadia Terranova e Shirley Jackson ci raccontano i fantasmi

di Beatrice Galluzzi

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Quando ho aperto le pagine del libro di Nadia TerranovaAddio Fantasmi” (Einaudi, 2018) ho avvertito la presenza ingombrante di una casa, in una prospettiva del tutto inusuale. Assieme al tetto, nelle prime righe sembravano andare in frantumi anche le edificazioni della protagonista “Sì, sapevo che il tetto stava crollando – aveva cominciato a crollare fin dalla mia nascita, non aveva fatto che sgretolarsi e piovere in forma di polvere e calcinacci per tutta la vita che avevo vissuto lì dentro – ma non ne ero in alcun modo responsabile, non si ha colpa per le cose che non vogliamo ereditare e abbiamo già ripudiato”. Scavalcando l’allegoria, l’immagine di questo disgregamento mi è arrivata in modo feroce, provocandomi una nostalgia totalizzante. Ognuno di noi, ho pensato, proviene da una casa come quella: un edificio fintamente solido, un involucro labile che ci si porta appresso in ogni trasloco; un cappello di mattoni che funge da riparo malandato e non riesce a impedire all’acqua di insinuarsi, agli spifferi di passare tra le tegole, ai rumori di disturbare il sonno. Continua a leggere “La casa infestata da noi”