Pubblicato in: Eppur son donne

PRIMO PIANO INTERNO FEMMINILE: UN MOTIVO IN PIÙ PER GUARDARE “BIRD BOX”

di Beatrice Galluzzi

Bird Box, appena uscito per Netflix, è un survival horror che mostra, per alcuni versi, molte similitudini con altre pellicole sul genere. Il film è basato sul libro omonimo di Josh Malerman – titolo in Italia tradotto con La morte avrà i tuoi occhi. Tutto ruota attorno a delle ipotetiche presenze, che una volta messe a fuoco inducono le persone al suicidio. Il problema si diffonde in modo epidemico e il genere umano, di conseguenza, è al capolinea. Tanto per cambiare, verrebbe da dire.

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Pubblicato in: Madri snaturate

La maternità non è un merito

di Elena Ciurli

Partiamo dai numeri che piacciono tanto e rassicurano: in Italia una donna su due, in età fertile, non ha figli. Lo certifica l’Istat: quelle che non sono (o non sono ancora) diventate madri tra i 18 e i 49 anni sono circa 5 milioni e mezzo, cioè quasi la metà delle donne in questa fascia d’età. I motivi sono i più vari e nonostante tutto, molto spesso siamo considerate dalla società come alimenti deperibili. Soprattutto se hai tra i 35 e i 40 anni, in molti ti sparano addosso i minuti che scorrono come fossero proiettili. Bene, ricordiamoci una cosa: la maternità non è un merito.


Io (36 anni e ancora senza figli) ho dovuto rispondere tante volte alla fatidica domanda del “come mai non sei ancora madre?!”, trattenendo in mezzo ai denti offese più o meno articolate. Di solito dico che faccio la zia: gioco con i figli delle mie amiche/sorelle (loro sono i miei amati nipotini), e quando piangono troppo tornano da mamma. Insomma mi prendo il bello dell’infanzia, senza pannolini e notti in bianco.

In tutto ciò c’è comunque da parte mia un velato senso di colpa, un sentire il dovere di giustificarmi, perché quando leggi negli occhi degli altri quella patina inquisitoria, o la butti sull’ironia, oppure sbotti e per fare davvero bene a te stessa dovresti solo rispondere con un bel vaffanculo. Per ora non è mai successo, ma sento che prima o poi la bomba esploderà con gli arretrati.

L’essere madre non ti rende più donna. La maternità deve poter essere una scelta libera e priva di condizionamenti esterni.

Perché allora spesso noi giovani donne senza figli sentiamo il bisogno di giustificarci?

Si può amare i bambini senza aver per forza dei figli, ci si può sentire realizzate e gratificate grazie a un lavoro, agli affetti, ai viaggi, oppure semplicemente si può non aver voglia di sacrificare se stesse e le proprie passioni per dare la vita ad un altro essere vivente. Nel peggiore dei casi si può essere sterili, o senza un possibile padre, o senza un lavoro o una stabilità economica che ci consenta di mantenerlo, questo bambino che mettiamo al mondo e sarà la nostra proiezione vitale fino a che non moriremo.

In ogni caso non dovrebbe esserci spazio per alcuna forma di vergogna. Una donna senza figli non è una donna a metà, non dobbiamo permettere a nessuno di fare una simile insinuazione. Le donne dovrebbero aiutarsi a vicenda e reagire, perché se un uomo a 40 anni non è padre, a nessuno viene in mente di trattarlo come uno yogurt scaduto. Rispettiamo le madri, rispettiamo le donne. La maternità non ci rende migliori, è una condizione stupenda, ma naturale. Non chiedete a una donna perché non ha figli, chiedetele se ha realizzato i suoi sogni, se si ama.

E come diceva sempre mia nonna: “chi si fa gli affari suoi campa 100 anni” (lei in effetti era una donna molto coerente ed è morta a 92 anni).

E voi cosa direte alla prossima persona che vi chiede come mai alla vostra età non avete ancora un figlio?

Scrivete a donnedifettose@gmail.com

Pubblicato in: Letture Incolte

TU CHE ERI OGNI RAGAZZA

di Beatrice Galluzzi

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“La città devastata che abbiamo dentro“. Questo leggo, una volta tornata a casa, nella dedica che mi ha fatto Emanuela Cocco sul frontespizio del suo libro. Ho avuto il piacere di conoscerla di persona e apprezzare la sua presenza scenica anche fuori dalla scena. Ma questa è tutta unʼaltra storia.

Quella che vi voglio raccontare oggi, invece, è dentro al suo libro Tu che eri ogni ragazza (Wojtek, 2018). In realtà, di storia non ce nʼè una sola, ma tante quante i binari della stazione Termini: che paiono infiniti, anche se numerati fino a trentadue. È proprio intorno alle rotaie, ai bar, ai mendicanti, ai ragazzini, ai pendolari, a quelli capitati lì per caso o alle persone che preferirebbero aver sbagliato strada, che succedono i fatti. “I passeggeri si preparano a scendere. Si divideranno appena aperte le porte. Separarsi è nella loro natura. Lʼesasperante indugiare della voce registrata detta lʼarrivo.” Quello che accade arriva e basta; si vede, come quando si va al cinema con gli occhialetti 3D. E se ciò che ci troviamo davanti fa paura, beh, non ci si può alzare; non possiamo semplicemente uscire dalla sala e tornare agli avanzi delle nostre lasagne. Emanuela, quello che vediamo tutti i giorni, quello che scavalchiamo nel momento stesso in cui viene messo a fuoco, ce lo inietta sottopelle. Continua a leggere “TU CHE ERI OGNI RAGAZZA”

Pubblicato in: Consigli inutili

COSA REGALARE A UNA DONNA DIFETTOSA PER NON FARLA INCAZZARE (Christmas Edition)

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I nostri compagni di vita sono illuminati per il solo fatto di essersi legati a noi, dʼaccordo, ma sono anche creature che vivono in un costante stato di precarietà. Guai a sbagliare un regalo, rischiano grosso. Ecco perché, solo per oggi, vogliamo metterci nei loro panni e provare il panico che sta per invaderli, indecisi sul cosa farci scartare a Natale, evitando che il presente sia indesiderato e provochi unʼingestibile reazione a catena (non vogliamo mica ripetere la scena di Parenti Serpenti, vero?).

Allora, care dolce metà di una donna difettosa, riprendetevi. Questʼanno con le nostre idee regalo vi faremo fare un figurone. Continua a leggere “COSA REGALARE A UNA DONNA DIFETTOSA PER NON FARLA INCAZZARE (Christmas Edition)”

Pubblicato in: Madri snaturate

Ira materna

ira maternaRabbia. Quante di voi l’hanno provata nei confronti dei propri figli? Non figli adolescenti, con loro la rabbia è giustificata e socialmente accettata. Parlo di bambini piccoli, quelli che fanno facce buffe nelle pubblicità dei pannolini e strappano sorrisi anche ai più refrattari. Sì, proprio quei paciocchini teneroni.

Ecco che arriva il tabù. Posso quasi vedere l’orrore cominciare a dipingersi sul volto delle mamme incappate (forse per caso) in questa rubrica, pensando magari di trovarci qualche consiglio su come togliere le macchie di cacca dai body intimi.

Anche la rabbia macchia, ma non c’è Omino Bianco che riesca a rimuoverla. Continua a leggere “Ira materna”

Pubblicato in: Letture Incolte

La casa infestata da noi

Nadia Terranova e Shirley Jackson ci raccontano i fantasmi

di Beatrice Galluzzi

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Quando ho aperto le pagine del libro di Nadia TerranovaAddio Fantasmi” (Einaudi, 2018) ho avvertito la presenza ingombrante di una casa, in una prospettiva del tutto inusuale. Assieme al tetto, nelle prime righe sembravano andare in frantumi anche le edificazioni della protagonista “Sì, sapevo che il tetto stava crollando – aveva cominciato a crollare fin dalla mia nascita, non aveva fatto che sgretolarsi e piovere in forma di polvere e calcinacci per tutta la vita che avevo vissuto lì dentro – ma non ne ero in alcun modo responsabile, non si ha colpa per le cose che non vogliamo ereditare e abbiamo già ripudiato”. Scavalcando l’allegoria, l’immagine di questo disgregamento mi è arrivata in modo feroce, provocandomi una nostalgia totalizzante. Ognuno di noi, ho pensato, proviene da una casa come quella: un edificio fintamente solido, un involucro labile che ci si porta appresso in ogni trasloco; un cappello di mattoni che funge da riparo malandato e non riesce a impedire all’acqua di insinuarsi, agli spifferi di passare tra le tegole, ai rumori di disturbare il sonno. Continua a leggere “La casa infestata da noi”

Pubblicato in: Attualità al femminile, Interviste difettose

Interviste Difettose: Sara Rabà

di Elena Ciurli

La protagonista di questa nuova Intervista Difettosa è Sara Rabà, un’artista poliedrica che ha trovato nella moda la sua forma espressiva primaria. L’entusiasmo, la voglia di conoscere e sperimentare si leggono in ogni sua parola e creazione, ma anche la “necessità di aprire il suo mondo ai giovani perché possano riscoprire valori, sensazioni, tradizioni e appartenenza a una cultura che è patrimonio infinito italiano.”

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Pubblicato in: Letture Incolte

PIÙ VELOCE DELLʼOMBRA

di Beatrice Galluzzi

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Ho avuto il piacere di assistere alla presentazione di questo libro durante Inquiete Festival, a Roma. Ad avermi colpito è stato da subito il titolo, unʼopposizione alle credenze comuni, non uno scontato “più veloce della luce“: qui  la protagonista è più veloce dellʼombra. È propria questʼombra che si porta appresso Alessandra, una bambina figlia di genitori bellissimi – il padre somiglia a Magnum P.I. e la madre sembra una delle Charlieʼs Angels – che lotta contro gli sguardi degli sconosciuti e dei suoi familiari i quali, in ogni atteggiamento quotidiano, le ricordano quanto lei non rientri negli universali canoni di normalità. Normalità dalla quale Alessandra rifugge. È grassa, sgraziata e affonda le sue ansietà di bambina – poi di adolescente – nellʼabuso di cibo. Continua a leggere “PIÙ VELOCE DELLʼOMBRA”

Pubblicato in: Interviste difettose

Interviste Difettose: Caterina Palazzi

di Elena Ciurli

Iniziamo questa nuova stagione di Interviste Difettose con un’artista enigmatica che fa dell’originalità il suo punto di forza. Siamo felici di presentarvi Caterina Palazzi, musicista dal talento indiscutibile.  

La contrabbassista romana è una delle figure più carismatiche del nuovo jazz italiano, ma confinarla in un genere non ci piace per niente.

Entriamo nel suo mondo?

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Pubblicato in: La scienza è donna

I figli son pezzi… di cellula!

di Alice Scuderi

mitocrondio-al-microscopioDiventare madre significa tante cose, tra le altre imparare a tollerare i confronti, di tutti i generi: tua figlia rispetto agli altri bambini, le tue scelte rispetto a quelle delle altre mamme, e ultimo, ma non certo per frequenza, la ricerca delle somiglianze fra la tua prole e i parenti.

È un dato di fatto che per la famiglia del papà la pargola sia in tutto e per tutto spiccicata a loro, sono capaci di tirarti fuori il trisavolo Nevio emigrato in Australia pur di scovare un dettaglio che li accomuni. A me non dà particolarmente fastidio: se l’ho sposato è anche perché lo trovo bello, quindi ben venga che mia figlia gli assomigli. Certo però che a sentirsi dire in continuazione che di tuo non ha niente, ti girano un po’ e poi, l’illuminazione: col cavolo, a mia figlia ho donato una cosa essenziale, che non ha niente a che fare con la famiglia di mio marito, ma che anzi deriva da mia mamma, e da mia nonna, e dalla mia bisnonna, e via così, fino alla prima donna in comune a tutte noi.  Continua a leggere “I figli son pezzi… di cellula!”