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L’uomo propone, la donna (in)dispone – Che cosa abbiamo ancora da dirci sulla violenza di genere?

di Beatrice Galluzzi

Molte di noi sono state vittime o testimoni di un atto di violenza. E oggi, nella giornata che intende ricordarlo al mondo, cosa possiamo dirci che già non sappiamo?

Lo abbiamo chiesto, in modo diretto, alla nostra sociologa e mediatrice familiare dott.ssa Benedetta Bernardini.

Sui media si parla sempre più spesso di femminicidio e violenza contro le donne, ma quali sono gli aspetti che vengono omessi quando si affronta un tema così tristemente noto?

A rimanere sullo sfondo è la responsabilità delle persone vicine alla vittima. Se una donna subisce violenza, se viene uccisa, chi la conosce – a causa di un immaginario collettivo radicato ‒ tende ancora a pensare “poverina ha scelto l’uomo sbagliato”, colpevolizzandola nuovamente, ed escludendosi da una qualsiasi responsabilità. 

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Pubblicato in: Eppur son femmine, Madri snaturate

Figli di una madre ignota – “Mother!” di Darren Aronofsky

Quando ho deciso di vedere “Madre!” (Mother!, 2017), volevo camuffare le cicatrici di “Requiem for a dream” e cercavo l’altro Aronofsky – quello malinconico di “The wrestler o “L’albero della vita” ma con l’alleggerimento de “Il cigno nero”. Insomma, mi volevo rimettere in pace con un regista che avevo amato fin troppo nelle sue spirali di depravazione, ed essendo “Madre!” catalogato come puro horror mi sono illusa di poterlo fare.

Peccato che “Madre!” non sia affatto un film dell’orrore, ma una pellicola con tutt’altro intento, concepita per essere letta su due livelli distinti – tre, se questi due si fondono insieme. La si può vedere la prima volta con la premessa – fallace – che sia un film di paura; una seconda volta per quello che è, dopo aver letto l’intento dichiarato del regista e che vi svelerò alla fine; una terza dimenticandosi di entrambe le definizioni ma avendole ormai incamerate e quindi godendo delle performance visive e metaforiche di un cineasta che ha voluto strafare, e c’è riuscito in modo mirabolante.

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Fight like a girl (in Berlino). Ecco Atomica Bionda.

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di Beatrice Galluzzi

Oggi vi parliamo di puro divertissement. Non che “Atomica Bionda” (di David Leitch, 2017) manchi della consistenza necessaria per essere anche altro.

Intanto, la protagonista è Charlize Theron, da sempre il lotta contro il cliché della modella vuotamente eterea. Agli inizi della sua carriera da attrice – ben prima di vincere il premio Oscar per “Monster“, nel 2003 –  Charlize si innervosiva quando le dicevano che era una meraviglia della natura, e ci teneva a ribadire la sua intelligenza e il suo talento. Anche in questo ruolo – quello di Lorraine Broughton, una spia britannica – la sua bellezza ultraterrena distrae, a tratti, dal nucleo del film. Ma lo fa di proposito. Continua a leggere “Fight like a girl (in Berlino). Ecco Atomica Bionda.”