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Lei vuole vendetta – Elisa Lam, la Contessa & il Cecil Hotel

di Beatrice Galluzzi

Quando il trailer sul Cecil Hotel è apparso sulla mia homepage di Netflix, ho capito che la piattaforma si è allineata sulle mie preferenze, fatte di storie vere che si cancerizzano attorno a drammi irreparabili; esistenze amputate senza alcun mandante che non sia la sorte, quindi più vicine possibile alla realtà.

Eppure, in una serie come “Sulla scena del delitto: il caso del Cecil Hotel”, si parla di vicende difficili da concepire come realmente accadute – se non, per lʼappunto, seguendo la rigorosa documentazione mediatica e scientifica di cui si fa carico un documentario true crime.

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“Mangia, consuma, ama” – le guide perverse di Sophie Fiennes & John Carpenter

di Beatrice Galluzzi

“Siamo obbligati a godere. Il godimento diventa una specie di strano dovere perverso.”

Della regista inglese Sophie Fiennes non si sa molto – a parte che è figlia e sorella dʼarte – e in Italia si conoscono poco anche i suoi documentari su Lars Von Trier, Anselm Kiefer e Grace Jones. Ma entrambe le sue guide perverse hanno avuto in discreto successo e ora i possono vedere su Prime Video (Guida perversa al cinema, 2006, e Guida perversa allʼideologia, 2012).

C’è un Leitmotiv che la documentarista riprende nei ritratti dei suoi personaggi – da quelli più famosi ai più schivi – ed è il risvolto occulto del consumismo, risvolto sul quale lei mette il fuoco in modo obliquo e che arriva in tutta la sua sconfinata rovina – possibile, ci chiediamo, ignorare certi meccanismi così apertamente? La Fiennes non riprende cosa cʼè di sfarzoso nella società consumista, bensì si concentra sugli scarti – come ha fatto in Over your cities grass will grow, 2010, dove stringe zoom lentissimi sui dettagli del complesso industriale abbandonato che diventerà la dimora dellʼartista tedesco Kiefer. Enfatizza le minuzie del disfacimento, ed è così che ne fa emergere i resti.

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L’uomo propone, la donna (in)dispone – Che cosa abbiamo ancora da dirci sulla violenza di genere?

di Beatrice Galluzzi

Molte di noi sono state vittime o testimoni di un atto di violenza. E oggi, nella giornata che intende ricordarlo al mondo, cosa possiamo dirci che già non sappiamo?

Lo abbiamo chiesto, in modo diretto, alla nostra sociologa e mediatrice familiare dott.ssa Benedetta Bernardini.

Sui media si parla sempre più spesso di femminicidio e violenza contro le donne, ma quali sono gli aspetti che vengono omessi quando si affronta un tema così tristemente noto?

A rimanere sullo sfondo è la responsabilità delle persone vicine alla vittima. Se una donna subisce violenza, se viene uccisa, chi la conosce – a causa di un immaginario collettivo radicato ‒ tende ancora a pensare “poverina ha scelto l’uomo sbagliato”, colpevolizzandola nuovamente, ed escludendosi da una qualsiasi responsabilità. 

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Pubblicato in: Eppur son femmine, Madri snaturate

Figli di una madre ignota – “Mother!” di Darren Aronofsky

Quando ho deciso di vedere “Madre!” (Mother!, 2017), volevo camuffare le cicatrici di “Requiem for a dream” e cercavo l’altro Aronofsky – quello malinconico di “The wrestler o “L’albero della vita” ma con l’alleggerimento de “Il cigno nero”. Insomma, mi volevo rimettere in pace con un regista che avevo amato fin troppo nelle sue spirali di depravazione, ed essendo “Madre!” catalogato come puro horror mi sono illusa di poterlo fare.

Peccato che “Madre!” non sia affatto un film dell’orrore, ma una pellicola con tutt’altro intento, concepita per essere letta su due livelli distinti – tre, se questi due si fondono insieme. La si può vedere la prima volta con la premessa – fallace – che sia un film di paura; una seconda volta per quello che è, dopo aver letto l’intento dichiarato del regista e che vi svelerò alla fine; una terza dimenticandosi di entrambe le definizioni ma avendole ormai incamerate e quindi godendo delle performance visive e metaforiche di un cineasta che ha voluto strafare, e c’è riuscito in modo mirabolante.

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Fight like a girl (in Berlino). Ecco Atomica Bionda.

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di Beatrice Galluzzi

Oggi vi parliamo di puro divertissement. Non che “Atomica Bionda” (di David Leitch, 2017) manchi della consistenza necessaria per essere anche altro.

Intanto, la protagonista è Charlize Theron, da sempre il lotta contro il cliché della modella vuotamente eterea. Agli inizi della sua carriera da attrice – ben prima di vincere il premio Oscar per “Monster“, nel 2003 –  Charlize si innervosiva quando le dicevano che era una meraviglia della natura, e ci teneva a ribadire la sua intelligenza e il suo talento. Anche in questo ruolo – quello di Lorraine Broughton, una spia britannica – la sua bellezza ultraterrena distrae, a tratti, dal nucleo del film. Ma lo fa di proposito. Continua a leggere “Fight like a girl (in Berlino). Ecco Atomica Bionda.”

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La regista donna che fa film da uomini

di Beatrice Galluzzi

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Point Break e Strange Days, due pellicole che sono diventate cult: il primo parla di un agente dell’FBI (uno splendido Keanu Reeves) sotto copertura in un gruppo di surfisti che rapinano banche; il secondo è il racconto di un futuro distopico in cui mondo virtuale e reale si mescolano in modo morboso, in una  metafora anticipatrice dei nostri tempi.

Tutto frutto di una regia femminile.

Kathryn Bigelow, genio creativo per la regia e la sceneggiatura, oggi ha sessantacinque anni, ma ha iniziato la sua carriera quando ne aveva ventisette. Dopo aver frequentato studi artistici, ha seguito le avanguardie come pittrice. Poi un giorno si è imbattuta in Andy Warhol, che l’ha convinta del fatto che un film fosse “il modo più populista di fare arte – al contrario dell’arte elitaria che esclude un vasto pubblico.Continua a leggere “La regista donna che fa film da uomini”