Pubblicato in: Eppur son femmine

Eleanor Marx: quanto può essere grande l’ombra di un padre?

di Elena Ciurli

Tutti conoscono il padre del Capitale, ma purtroppo pochi sanno che se non fosse stato per Eleanor Marx, la figlia di Karl, questa opera non avrebbe mai visto la luce.

Scrittrice, filosofa, appassionata di teatro e letteratura, ha tradotto in inglese Madame Bovary; è stata una delle prime femministe della storia, e un’importante attivista politica che ha affrontato temi come quello del lavoro minorile.

Vogliamo provare a raccontarvi la sua storia, di essere umano, e non di donna sempre dannatamente all’ombra della carismatica figura maschile. Dietro una grande donna, c’è sempre il suo sudore e il suo impegno costante, ma anche le sue fragilità, i suoi errori. Ecco il punto di vista da cui vogliamo partire per la nostra narrazione.

Questo è il ritratto sommario di Eleanor Marx, la piccola Tussy, con tutte le sue contraddizioni.

Eleanor nasce a Londra nel 1855 ed è proprio la cocca di papà: sì, perché è la preferita di Karl, che la istruisce e plasma a sua immagine e somiglianza. Tussy cresce tra giochi e dibattiti politici, e sguazza in mezzo al mare di parole della compagnia di leader internazionalisti del padre: tra i quali figura lo “zio” Friedrich Engels.

La chiamano così, Tussy, perché ama i gatti, e questo nomignolo fa rima con pussy cat, gattina, appunto. Eleanor è trattata dalla sua famiglia come un docile animale domestico, ma è la sua vera natura?

A 16 anni lascia la scuola, perché la considera troppo patriarcale e oppressiva, così diventa la segretaria del padre. L’ombra di Karl continua a proteggerla.

A 17 anni si innamora del giornalista francese Prosper-Olivier Lissagaray, che ha preso parte alla Comune di Parigi. Papà Karl non approva: Prosper ha 34 anni, il doppio di sua figlia. Certo condivide le sue idee politiche, ma non è ancora pronto a lasciar andare Eleaonor, tra loro c’è un vero e proprio rapporto di dipendenza. Tussy però comincia a scalpitare e la prima crepa si fa spazio nella sua mente: nel 1873 si trasferisce a Brighton per essere indipendente dalla famiglia e insegna in una scuola per ragazze. Decide di frequentare Lissagray alla luce del sole, lo aiuta a scrivere la sua storia sulla Comune di Parigi e riesce anche a convincere il padre a tradurla in inglese.

Finalmente nel 1880 Eleanor riesce a ottenere il permesso di sposare Lissagaray, ma in quel periodo inizia anche ad avere i primi dubbi, così torna a casa dei suoi genitori. La gattina non è ancora pronta a diventare leonessa. La sua vita pubblica è certamente un successo, nei suoi comizi Eleanor è fiera e indomita, ma quando le luci si spengono, è vittima di esaurimenti nervosi, e soffre di una sottile forma di anoressia, non riesce mai a liberarsi dall’egida del padre.

Ciò che papà e i dottori non capiscono è che il riposo è l’unica cosa che non voglio, voglio la vita.

Scrive queste parole in una lettera a sua sorella Jenny (dalla biografia: “Eleanor Marx. I. Vita famigliare (1855-1833)”, di Yvonne Kapp, Einaudi, 1977).

Vuole occuparsi di assistere sua madre, che si spegne l’anno dopo, e poi del padre, che muore nel 1883, lasciandole il compito di pubblicare alcuni manoscritti incompiuti e la versione inglese del Capitale. Lissagaray è ormai solo un ricordo.

Tussy rinasce: il fantasma di Karl Marx non può far altro che andarsene. Lei ora deve camminare con le sue gambe.

Nel film “Miss Marx” di Susanna Nicchiarelli, uscito nel 2020, la bravissima Romola Garai, che interpreta Eleanor, spara l’emblematica battuta: “Adesso tocca a me vivere”, il corpo del padre è appena stato sepolto.

E comincia così il suo percorso “solista”: la carriera è in ascesa.

Negli anni Ottanta si dedica sempre di più all’impegno politico, si iscrive alla Social Democratic Federation (SDF), il primo partito politico socialista, fondato nel 1881. Nel 1885 però lo abbandona per fondare la Socialist League, più radicale e internazionale.

In quegli anni Eleanor Marx prende parte a scioperi, manifestazioni, incoraggia la nascita dei primi sindacati e diffonde gli ideali socialisti grazie al suo grande talento oratorio.

Tussy considera l‘arte un mezzo potente per comunicare i suoi valori e organizza letture di romanzi, poesie e spettacoli teatrali aperti a tutti. Vorrebbe diventare attrice, perché crede che attraverso il teatro si possano creare nuovi modelli di famiglia, amore e società. Apprezza molto le opere di Henrik Ibsen e studia il norvegese per tradurle. Traduce in inglese opere letterarie straniere, tra cui la prima versione di Madame Bovary stampata in Regno Unito nel 1886, lo stesso anno in cui esce anche Il Capitale.

Bisogna però tornare indietro al 1883, stesso anno della morte di Karl, per far incontrare Tussy e il suo nuovo grande amore: il politico inglese Edward Aveling, con cui prima inizia una collaborazione professionale, per poi frequentarlo apertamente dal 1884. Quello tra i due è il classico amore tossico, o meglio disfunzionale (definizione che preferiamo): il buon Eddie ha le mani bucate e tradisce continuamente Eleanor, che ne soffre in modo straziante. L’uomo è già sposato, ma Tussy lo accetta e aspetta paziente: è sicura che un giorno lui diventerà suo marito.  Ciò che non sa è che in realtà la prima moglie è deceduta da tempo e lui ha incassato e sperperato l’eredità.

Tra le mura domestiche le ombre sono affamate, ma l’arte e la politica, riescono a far funzionare il loro rapporto pubblicamente: nel 1886 Eleanor ed Edward scrivono il trattato “The Woman Question”. La portata rivoluzionaria di questa opera è notevole seppur dimenticata.
Tra le pagine del testo infatti Eleanor Marx sviluppa una visione nuova del socialismo, riuscendo (a differenza di suo padre) a dare a esso un valore universale.
L’oppressione dovuta al capitalismo non riguarda più solo agli operai secondo Eleanor.
L’oppressione riguarda anche le donne.
Come infatti l’operaio è alienato dal lavoro imposto dal padrone, così la donna è alienata dalla funzione riproduttiva a cui la società la costringe.

Miss Marx vive con Aveling 15 anni pieni di scossoni e colpi bassi. Il 31 marzo 1898, Eleanor riceve una lettera: Edward si è risposato con un’attrice di 22 anni. Tussy, che ha sempre usato il cognome di quell’uomo che non ha mai voluto diventare suo marito, è distrutta; è diventata uno dei cliché che tanto odia: una donna matura abbandonata per una ragazza più giovane. Neanche i suoi amati libri riescono a salvarla dal dolore; così Eleanor, poco più che quarantenne, manda la fedele cameriera Gertrude in farmacia a comprare del cloroformio e una piccola quantità di acido di cianuro.

“Per un cane”, scrive nel bigliettino indirizzato al farmacista.

La trovano morta, vestita con un abito estivo tutto bianco.

Vogliamo però chiudere questa storia con il fotogramma che rappresenta la scena più punk del film Miss Marx: Eleanor danza senza freni sulle note di un pezzo della band americana dei Downtown Boys.

Perché crediamo che quella pussy cat in parte domata dalla famiglia, fosse in realtà una leonessa feroce, pronta a sbranare il nemico, se necessario; un essere complesso, di cui aver paura. Quel terrore rispettoso dei vivi, che ci permette di restare in piedi nelle condizioni più estreme, con artigli e denti aguzzi.

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