Pubblicato in: Eppur son donne, Eppur son femmine

La madre del rock’n’roll: Sister Rosetta Tharpe

di Elena Ciurli

Volete sapere la verità? Il rock’n’roll è nato grazie al talento di una donna quasi sconosciuta al grande pubblico.

“Ha influenzato Elvis Presley, ha influenzato Johnny Cash, ha influenzato Little Richard. Ha influenzato innumerevoli altre persone che riconosciamo come figure fondamentali del rock and roll.”

Ecco che cosa scrive l’autrice Gayle Wald nella biografia di Rosetta Tharpe, la cantante e musicista afroamericana, che si è fatta strada nel mondo della musica alla fine degli anni Trenta.
Dall’Arkansas a New York Sister Rosetta ha gettato le basi per i pionieri del rock’n’roll.
Ha fuso gospel, blues e jazz per dare vita a qualcosa di nuovo: aveva un tocco selvaggio e crudo, suonava spesso la chitarra elettrica e distorta.
Un’artista dallo stile unico, con una sessualità fluida e un carattere anticonformista; una figura rivoluzionaria che come Donne Difettose sentiamo il dovere di ricordare.

“Sister Rosetta Tharpe era tutto tranne che ordinaria e insignificante. Era una grande, bella donna, e divina, per non dire sublime e splendida. Era una potente forza della natura”- Bob Dylan.

Rosetta nasce nel 1915 in una piantagione di cotone in Arkansas, i suoi genitori lavorano nei campi, ma sono anche musicisti. Alla fine del 1920 si trasferiscono a Chicago dove si esibiscono in concerti gospel, blues e jazz. La piccola Rosetta inizia praticamente a imbracciare la chitarra e camminare nello stesso momento: la musica è scritta nel suo DNA.

Dalle piantagioni di cotone alle luci del palcoscenico

Nel 1921 sua madre si separa dal padre e inizia a viaggiare insieme alla piccola con la Church of God in Christ per portare il messaggio evangelico in giro per gli USA e avere ovviamente l’occasione di fare musica.

“Ricordo che mia madre mi teneva sulla ginocchia mentre suonava l’organo in chiesa. Io tenevo il tempo di “Nearer my god to thee” con un dito e lei mi accompagnava con la mano sinistra. Sentivo gli angeli cantare!”.

La ragazza sta occupando il suo posto nel mondo del gospel, è ormai diventata una celebrità. Nel 1934 si sposa per poi lasciare il marito 4 anni dopo, ha 23 anni e ha finalmente abbandonato quello che descriverà sempre come un tiranno. Il suo talento non può essere soffocato da nessuno.
Risale al 1938 la sua prima incisione, che fa scandalo tra i suoi fan religiosi, ma le fa guadagnare l’ammirazione degli ammiratori laici.

“Rosetta decise di uscire dalla strada che era stata tracciata per lei dal matrimonio, dalla chiesa, e dalle convenzioni sociali. Prese la drastica decisione di lasciare la chiesa per una carriera laica.” – Shout, sister, shout!, Gayle Wald.

Il primo pezzo della storia del rock’n’roll

Nel 1944 Rosetta incide Strange things happening every day, e si discute ancora oggi se sia il primo brano della storia del rock’n’roll (assieme a Rocket 88 di Ike Turner del 1921 e Crazy Man, Crazy, di Bill Haley, del 1953. Noi ovviamente votiamo per Rosetta.)

Nel 1946 conosce la cantante Marie Knight e le propone di andare in tour con lei. Due donne afroamericane, che viaggiano da sole con i loro strumenti, una coppia nell’arte e molto probabilmente nella vita; Rosetta utilizza un tour bus per spostarsi, il primo della storia del rock, con ogni comfort per cenare e dormire, dato che la segregazione razziale non le permette di accedere a ristoranti e hotel.
Marie e Rosetta scrivono pagine nella storia della musica, e pezzi come Up Above My Head.

Di Rosetta e altre storie sessiste: suoni proprio come un uomo

Rosetta è anche vittima del sessismo dell’ambiente. A chi le fa i complimenti con battute come: “Suoni proprio come un uomo!”, risponde: “Nessun uomo può suonare come me. Suono meglio di un uomo!”.
Il 7 maggio del 1964 Rosetta si esibisce in una performance che è considerata come l’apice della sua carriera: siamo in una stazione in disuso fuori Manchester, la Wilbraham Road Rail Station di Chorltonville, durante il Folk, Blues and Gospel Caravan Tour. Tra il pubblico di spettatori entusiasti ci sono due tipi a caso: Eric Clapton e Keith Richards.
Questa è l’esibizione che fa dire a Bob Dylan:
“Sono sicuro che ci sono un sacco di ragazzi inglesi che hanno preso in mano una chitarra elettrica dopo averla vista”.
Ecco il video del live. Qui la Tharpe canta due canzoni: Didn’t it rain e poi Trouble in mind.

Il giusto riconoscimento

Sul sito della Rock And Roll Hall Fame è scritto:

“Senza Sister Rosetta Tharpe, il rock and roll sarebbe una musica diversa. Lei è la madre fondatrice che ha dato l’idea ai padri fondatori del rock.”

Peccato che sia stata inserita nella prestigiosa istituzione solo nel 2018, con un ritardo di 35 anni dal 1986, quando furono nominati i più grandi del rock: da Elvis, Chuck Berry, James Brown, Ray Charles, Sam Cooke, Fats Domino, The Everly Brothers, Buddy Holly, Jerry Lee Lewis e Little Richard.

Meglio tardi, che mai Sister!

Più che una consolazione, è una presa di coscienza.

I fan di Elvis non ce ne vogliano, ma se non era per Rosetta Tharpe, probabilmente non avrebbe scritto pezzi come Jailhouse Rock, e noi non ci saremmo distrutte le ginocchia per imitarlo.

Ascoltatela e la amerete.

Da non perdere

Shout, Sister, Shout!: The Untold Story of Rock-and-Roll Trailblazer Sister, di Gayle Wald, la biografia di Rosetta Tharpe, in inglese.

The Godmother of Rock’n’Roll, bellissimo documentario su Rosetta, del regista Mick Csáky. Potrete vedere favolose immagini d’epoca, preziose testimonianze (tra cui l’ultima esibizione live a Copenhagen, poco prima della morte). Anche questo video è in inglese.

 

 

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