Pubblicato in: La scienza è donna

Katalin Karikò e i superpoteri dell’mRNA

di Alice Scuderi

Pensate a quante persone credevate di conoscere, delle quali vi eravate fatti un’idea piuttosto precisa, e che invece stanno mostrando tratti sconosciuti a causa della pandemia. Scusate, la mia è deformazione personale, tendo a studiare le persone manco fossero cellule. Mettetevi nei miei panni, che sono laureata in biologia e ho studiato la variazione nucleotidica post-traumatica negli squali abissali, ho un master in comunicazione comica della scienza scientifica e sono ricercatrice di verità relative in un ente pubblico di ricerca di scientificità. Capirete perché mi metto a osservare tutti.

Pensate a quelli che sostengono che il Covid non esista; oppure a quelli che hanno paura che il vaccino possa causare alterazioni genetiche mortali, o a quelli che invece non lo vogliono fare sostenendo che non serve a nulla, a parte finanziare le Grandi Aziende Farmaceutiche. Poi ci sono quelli che il Covid lo hanno preso, ma in forma lieve e allora sostengono che sia tutta una montatura e che si tratti solo di una banale influenza. E infine ci sono i terrorizzati, quelli che anche dopo aver fatto il ciclo completo di vaccinazione, due settimane di quarantena in una camera iperbarica in un isolotto islandese abitato solo da cormorani, si rifiutano di abbracciare i parenti (vaccinati) che non vedevano da un anno. Chi di voi non ha scoperto di avere almeno un amico o un parente che rientri in una di queste categorie?

Tutti noi, chi più chi meno, abbiamo sviluppato una qualche forma di stress post-traumatico, ma più la campagna vaccinale va avanti, più emerge quella che chiamerei la “sindrome del supereroe”.

È facile da riconoscere: tutti quelli che ne sono affetti hanno una percezione distorta della realtà essendo convinti di vivere in un qualche universo Marvel. Vi parleranno di grandi poteri occulti, di programmi di sterminio e dittature sanitarie, di vaccini come armi biologiche in grado di alterare il DNA e di trasformarci in mutanti al servizio di Big Pharma (il famoso lato oscuro della forza).

Non c’è niente che voi possiate dire a chi è affetto da questa sindrome: ribalteranno ogni discorso basato sulla logica e sui fatti, diranno tutto e il contrario di tutto, perché l’universo Marvel in cui vivono non segue le stesse regole del nostro (anche se, in caso di malattia o infortunio grave pare che questi soggetti siano comunque in grado di uscire dalla loro realtà parallela e recarsi in un ospedale del nostro universo, un aspetto della sindrome affascinante che è ancora oggetto di studio). C’è però ancora una possibilità di salvare chi comincia a mostrare i primi sintomi ma non ha ancora sviluppato la forma più grave della malattia. Qualcuno li chiama scettici, io preferisco definirli “Stadio 1”: persone che normalmente si fidano della scienza, ma che in un momento di grande crisi e sconcerto come quello in cui ci troviamo da più di un anno ormai, hanno bisogno di avere qualche spiegazione in più.

E, checché se ne dica, alla scienza piace da moooorire raccontarsi! Come potrebbe essere altrimenti per una disciplina, la biologia nel nostro caso, che tratta della vita stessa?

Non è forse tremendamente affascinante guardare la vostra vicina gattara distribuire pasti per tutti i felini del quartiere e pensare che alla base di ogni suo movimento, seppur rallentato, e bestemmia in dialetto, ci siano finissimi meccanismi cellulari? Così straordinari che ci sembrano quasi oscuri e il solo nominarli ci spaventa.

Perché in tanti hanno paura dei vaccini?

Di Astrazeneca si è detto tutto il contrario di tutto, affidando la campagna pubblicitaria a Homer Simpson.

Per quanto riguarda il Pfizer e il Moderna, a mettere in soggezione è anche il fatto che siano vaccini a mRNA (una sigla che, per i non addetti ai lavori, richiama con troppa facilità il ben più noto DNA, e da qui ai mutanti della Marvel il passo è brevissimo).

Mio marito dopo due dosi di Moderna

Dici DNA e pensi a terrificanti mutazioni, a malattie degenerative, a morte e distruzione (purtroppo per il DNA, che invece di cose belle ne fa tantissime). Ma DNA e mRNA non sono la stessa cosa: uno è l’acido deossiribonucleico, l’altro è l’acido ribonucleico messaggero. Uno è a doppio filamento, l’altro a singolo. Uno se ne sta bello bello nel nucleo, l’altro sguazza nel citoplasma. Uno è lo scrittore famoso, l’altro è quello che porta il manoscritto dall’editore straniero per la traduzione.

Sì perchè il DNA, la molecola della vita, contiene al suo interno tutte le informazioni (i geni) per far funzionare il nostro complesso organismo. Queste informazioni sono scritte in una lingua che contiene solo 4 lettere: A, T, C, G le cui esorbitanti combinazioni sono alla base di tutta la straordinaria e strampalata vita che vediamo intorno a noi. Per poter essere operative, le istruzioni devono essere tradotte in un linguaggio che sia comprensibile al resto della cellula: è la lingua delle proteine, le molecole fondamentali per il funzionamento di tutti i meccanismi cellulari. La traduzione avviene in due fasi: nella prima, l’informazione (il gene) presente nel DNA viene copiata in una molecola a singolo filamento di RNA. Queste due molecole parlano una lingua simile, ma nel caso dell’RNA, le lettere del suo alfabeto sono A, C, G, U .

Differenze tra DNA e RNA

Una volta che l’informazione è stata copiata nel filamento di mRNA, questo esce dal nucleo per portare il suo messaggio nel citoplasma. Qui intervengono i ribosomi, organelli citoplasmatici che traducono simultaneamente l’informazione contenuta nell’mRNA, nella lingua delle proteine, composta da ben 22 lettere: gli amminoacidi. Il filamento di mRNA passa dentro i ribosomi e ad ogni gruppo di 3 lettere viene associato un amminoacido, così da formare la proteina.

Una volta terminato il suo lavoro di traduzione, l’mRNA si degrada nel giro di poche ore. I vaccini ad mRNA sfruttano proprio questo meccanismo: contengono l’mRNA del virus che produce la ormai famigerata “proteina spike“, cioè quella che il virus utilizza per attaccarsi alle nostre cellule e infettarle.

Proteina Spike (Lee) che cerca di attaccare una grossa cellula SamuelLJackson

L’mRNA iniettato con il vaccino entra nel citoplasma delle nostre cellule e produce la proteina spike del virus; questa, essendo fuorilegge, attiva immediatamente il nostro sistema di polizia interno: vengono prodotti anticorpi in grado di riconoscere proprio quella proteina e grazie all’effetto memoria del nostro sistema immunitario, se avremo la sfortuna di incontrare il vero Covid, beh dovrà vedersela con la nostra body police.

L’arresto del Covid in un individuo vaccinato

Gli scienziati lavorano sull’mRNA da ormai 15 anni e sui vaccini a mRNA da 8, ma il primo a intuire le potenzialità mediche di questa molecola perlopiù snobbata è stata una donna: Katalin Karikò. Ungherese, poi emigrata negli Stati Uniti, “vede la luce” nel 1976, quando segue una lezione sull’mRNA e rimane letteralmente folgorata. Da lì in poi dedicherà tutta la sua carriera a questa molecola messaggera, attraversando penuria di finanziamenti, intoppi, retrocessioni, senza mai smettere di credere nelle possibilità contenute in quel filamento di acido ribonucleico. L’incontro con il dr.Weissman sarà decisivo: insieme infatti trovano la soluzione al più grande problema nell’utilizzo dell’mRNA virale, ovvero evitare che la cellula rigetti l’mRNA ricevuto percependolo come “invasore”. Un’altra svolta arriva nel 2013, quando il fondatore di BionTech, il dr.Sahin, la sente parlare a una conferenza sull’mRNA e le offre un lavoro.

Nel gennaio 2020, quando il virus Sars-Cov2 diventa famoso e si comincia a sussurrare con terrore la parola pandemia, Sahin sente che non tutto è perduto: i vaccini anti-influenzali a mRNA, che stavano sviluppando, grazie al lavoro e alle ricerche della dr. Karikò, ed erano alla fase 3 dei trial, quindi pronti alla sperimentazione sugli uomini, potevano essere facilmente adattati.

Nel marzo 2020 il vaccino ci sembrava un miraggio e ora invece è una realtà che potrà aiutarci a riappropriarci della normalità. Perchè allora ci sono ancora tanto scetticismo e paura?

La paura è un sentimento antico, che ha permesso ai nostri antenati di sopravvivere in un mondo selvaggio e feroce. Ma è sempre stato l’ignoto, l’angolo rimasto al buio, lo sconosciuto, a suscitare più terrore nell’essere umano. La Scienza ha gettato luce in molti di quegli angoli, e lo ha fatto grazie alla sua fallibilità, senza assolutismi, ma alzando le mani e ammettendo con molto candore “Ehi, i dati che ho raccolto ci dicono A, abbiamo fatto numerose prove per confermarli, ma magari domani altri ricercatori scopriranno che è B” . La Scienza ammette i suoi errori e i suoi limiti, ed è per questo che a chi chiede che effetti avranno i vaccini tra 10 anni, risponde con un sorriso paziente e umile “Non lo so, non ho dati per rispondere”.

Ciò che sappiamo, perché lo dicono i dati, sono l’efficacia dei vaccini nel contrastare gli effetti più gravi della malattia, e che (in Italia) le reazioni avverse si sono presentate su circa lo 0,13% (fonte: AIFA) dei circa 66 milioni di dosi somministrate.

Ciò che non sappiamo, è che effetti avranno i vaccini fra 10 anni, come non sappiamo se domani faremo un incidente con la macchina, se fra 5 anni ci verrà un tumore, o se il bambino che stiamo partorendo passerà i suoi prossimi 4 anni a dormire un’ora a notte (e i genitori diverse ore dallo psichiatra). Perché alla fine tutte le decisioni della nostra vita sono il risultato di un bilancio rischi-benefici che ormai facciamo inconsciamente. Il vaccino ci chiede né più né meno che lo stesso grado di fiducia calibrata.

Trovarsi dentro una pandemia, con milioni di morti, restrizioni, lockdown è già abbastanza disturbante, se poi ci mettete l’oro per l’Italia nei 100 m e nella staffetta 4 x100 alle Olimpiadi, siamo nella fantascienza pura! Perché scomodare complotti internazionali e iniezioni di microchip, quando la realtà è già peggio di un disaster movie di serie B?

Io comunque, se potessi scegliere, preferirei un tornado pieno di squali assassini al Covid-19.

Uno sharknado generato dalle interferenze elettrostatiche fra i microchip iniettati con i vaccini e il 5G

Qualcosa di interessante per approfondire:

National Geographic

Corriere della Sera

La sintesi proteica

Ospedale Bambin Gesù

Esplorando il corpo umano

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