Pubblicato in: Eppur son femmine

Stephen King e la trilogia delle donne

di Francesca Santi

Dal 1999, il 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ma come ben sappiamo abusi e femminicidi sono all’ordine del giorno e, se in televisione una giornalista può indirettamente legittimare un assassino, domandandosi quanto fosse esasperante la vittima, è chiaro che la strada da fare per cancellare davvero un certo tipo di mentalità e raggiungere una reale parità di genere è molto lontana.

Ci sono autori, comunque, che amano e comprendono le donne, che sono dalla nostra parte e che riescono a trattare argomenti spinosi con un’efficacia rara: uno di questi è senza dubbio Stephen King.

Chi circoscrive “Il Re” al solo genere horror, in realtà non lo conosce: è uno scrittore versatile che pur non rinunciando al soprannaturale anche quando affronta tematiche di cruda attualità, fa trapelare sempre un messaggio, ben celato fra le intricate trame dei suoi romanzi, come solo i grandi maestri sanno fare. Un esempio su tutti: Il Miglio Verde è di certo uno dei migliori manifesti contro la pena di morte esistenti.

Dalle storie di King, dunque, è facile intuire come la pensa senza che lo dica e il suo disprezzo verso una certa categoria di uomini è palese: sono pochi a dipingere ritratti così fedeli alla realtà di misogini violenti, frenati soltanto dal timore di perdere il proprio status, ma incapaci di mascherarsi da agnelli troppo a lungo.

A questo proposito, King ha realizzato una trilogia di romanzi che ha posto l’accento su una verità drammaticamente attuale: la maggior parte degli abusi è perpetrata in famiglia. Questa serie di libri – scritta tra il ’92 e il ’95 – è nota come la Trilogia delle Donne.

Dal primo – Il gioco di Gerald del 1992 – è stato tratto un film, disponibile su Netflix.

Il tema trattato con sorprendente efficacia è lo stupro coniugale, crimine che ancora in troppi faticano a identificare come tale.

Ammanettata al letto per un gioco erotico, la protagonista – Jessie – cambia idea all’ultimo momento e prega il marito di liberarla, ma Gerald la ignora, scatenando in lei una reazione violenta. Jessie lo colpisce e lui ha un infarto che ne provoca la morte, lasciando la moglie imprigionata in un’abitazione isolata, in balia di un cane randagio affamato e di un assassino in libertà. Costretta a fare i conti con se stessa, Jessie comprende che la dipendenza affettiva nei confronti del marito – che l’ha portata ad assecondare le sue fantasie, nonostante la mettessero a disagio – ha radici in una molestia subita dal padre quand’era bambina, durante un’eclissi.

È l’eclissi uno dei punti in comune tra il primo libro e Dolores Claiborne – il più noto dei tre – scritto nello stesso anno e trasposto a film, ma in una versione non molto fedele all’originale.

Nella famiglia d’origine di Dolores la violenza era la norma, per questo sopporta le angherie del marito Joe. Siamo negli anni Sessanta e molti uomini tengono in scacco le mogli grazie al ricatto della dipendenza economica ma Joe non si limita a rubare a Dolores i suoi risparmi: è un alcolizzato e la picchia finché lei non reagisce, minacciandolo con un’ascia.

La figlia fraintende il tentativo della madre di difendersi e si schiera dalla parte del padre, che approfitterà dell’ingenuità della ragazza per molestarla.

È al buio che si affrontano i mostri, annidati nei ricordi – come accade a Jessie – o reali – incarnati da un perverso ubriacone – così è proprio durante l’eclissi che Dolores uccide il marito e, a svariati anni di distanza, accusata di un secondo omicidio che non ha commesso, racconta alla polizia la sua storia.

Rose Madder – pubblicato nel 1995 – è il romanzo meno noto della trilogia. La protagonista è succube del marito, Norman, un poliziotto che sfoga di frequente la sua furia su di lei: colpevole di averla sorpresa a leggere un libro, anziché impegnata nelle faccende domestiche, Norman la colpisce, procurandole un aborto.

Rose subirà abusi per altri nove anni prima di decidere di sfuggirgli: è una macchia di sangue sul cuscino a svegliarla, scura e circolare… forse un altro riferimento all’eclissi?

Consapevole che il marito prima o poi la renderà invalida o la ucciderà, Rose fugge e trova rifugio e conforto in una casa famiglia – Figlie e Sorelle – dove incontra donne con storie molto simili alla sua. In questo spaccato, King coglie un aspetto fondamentale del problema: per le vittime di violenza psicologica affrancarsi dai propri carcerieri è assai difficile e non solo per il lavaggio del cervello che subiscono dai loro aguzzini, ma spesso anche per un problema di denaro; Rose, infatti, non ha soldi propri ed è Norman a scandire la sua giornata, permettendole di uscire soltanto a orari stabiliti e per fare la spesa.

In un testo più recente – Sleeping Beauties – scritto a quattro mani col figlio Owen, King descrive il punto di vista di un violentatore, evidenziando un aspetto fondamentale della cultura dello stupro: chi abusa ritiene che le donne esistano in funzione dello sguardo maschile e che apprezzamenti spinti o palpeggiamenti non siano altro che attenzioni innocue e gradite… In questo senso è stato illuminante il recente dibattito sul cat calling nel nostro paese, che ha visto fin troppe persone minimizzare comportamenti molesti e denigrare le vittime.

Nel romanzo tutte le donne si addormentano, protette da un bozzolo che le ricopre interamente e, mentre gli uomini non sanno che fare, le “belle addormentate” se la cavano benissimo nel luogo in cui si risvegliano.

Ma se i mostri descritti finora sono poco rassicuranti e ben riconoscibili, Stephen King ci mette in guardia anche dai compagni perfetti. In Un bel matrimonio, infatti, racconto contenuto nella raccolta Notte buia, niente stelle del 2014, Bob è un padre esemplare e un marito pieno di premure per la moglie Darcy e solo dopo venticinque anni di vita in comune lei scopre per caso che non è solo collezionare monete l’hobby del suo uomo, ma stuprare e uccidere giovani donne… cosa fare di fronte a una scoperta del genere?

Ispirato a una vicenda reale (la vicenda del serial killer BTK), il racconto è un vero gioiello e anche da questo è stato tratto un film, attualmente su Prime.

Le storie che ho citato sono quelle dove la violenza sulle donne è più preminente, ma disseminate nella vasta produzione di quest’immenso autore ci sono innumerevoli ritratti di vittime e carnefici sui quali varrebbe la pena soffermarsi, dunque, per ulteriori approfondimenti vi rimando al saggio Il male maggiore. Stephen King e la violenza contro le donne di Emiliano Sabadello (Alter Ego).

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