Pubblicato in: Rivista

Manuale per sportellisti Asl

di Ornella Zambelli

Mattino, voi arrivate al lavoro e trovate gente in fila davanti allo sportello ancora chiuso. Anche se sulla porta c’è un bel cartello a caratteri cubitali AZIENDA SANITARIA mettetevi il cuore in pace, per i vostri utenti sarete sempre quelli della mutua. Accendete il computer e preparate ciò che vi serve. Per quanto siate veloci e puntuali, non lo sarete mai abbastanza. Molti chiederanno ad alta voce come mai non aprite in anticipo dal momento che siete arrivati. Non vi sentite già un po’ in colpa? In genere sono anziani che si svegliano presto e non hanno più nulla da fare a letto. Ascoltate i commenti e scoprirete che il computer non si accende perché è entrato un acaro. Qualcuno più esperto preciserà che si tratta di un virus, gliel’ha detto suo nipote che frequenta proprio quella scuola lì dei computer. Sentirete subito un brusio allarmato, ma voi tirate su la tapparella con un sorriso e dichiarate che il computer si è acceso e va benissimo, aspettate il sospiro di sollievo e svelate il segreto: i virus del computer non fanno ammalare gli umani.

Sportellisti, dovete sapere che per la maggior parte degli utenti voi non siete persone, ma vivete in una dimensione formato tessera. Se vi fermaste in ufficio dopo l’orario di lavoro, se ci passaste la notte, scoprireste che il telefono suona comunque, segno per qualcuno è impensabile che voi siate altrove a fare delle cose come cucinare, fare la spesa, andare al cinema. Il vostro ruolo è quello di stare lì dietro lo sportello, come le statue di santi o madonne che rimangono al loro posto in chiesa anche dopo la messa. Statue di gesso, vuote all’interno, e senza gambe sotto la veste.

Sportellisti, tenete presente che gli utenti si dividono in due macro categorie: quelli mossi da forza centrifuga e quelli spinti da forza centripeta. I primi devono parlare, raccontare, esprimersi, chiedere consigli che non ascolteranno mai. Prima parlano e poi si rendono conto di cosa vi hanno detto. I più tenaci hanno anche la mania dell’antefatto, e ogni tanto tornano indietro per dirvi cosa è successo prima e poi prima di prima, inserendo anche le considerazioni della cognata e della signora del piano di sotto.

Se volete sopravvivere, vi conviene bloccare la mimica facciale, pensatevi lastra di vetro in modo da non fornire appigli.

Quelli mossi da forza centripeta sono l’opposto. Vengono per un appuntamento dallo specialista, vogliono sapere se hanno diritto a un’esenzione dal ticket, ma se vi azzardate a chiedere il loro nome, l’età o qual è il problema, si irrigidiscono come stoccafissi, vi guardano sospettosi e chiedono perché mai lo volete sapere. Alcuni citano la legge sulla privacy, altri ripetono qualche amenità che hanno imparato guardando un telefilm americano in cui c’era un avvocato alcolista e figo da morire.

Fate un bel respiro, lasciate perdere la Costituzione degli Stati Uniti e tutti gli emendamenti, scandite con calma le parole e spiegate che il vostro interesse è di tipo puramente pro-fes-sio-na-le, non volete sapere nulla di loro, avete già fin troppe cose vostre per la testa. Allineate le penne e alzatevi in piedi senza guardarli, vedrete che faranno di tutto per riavere la vostra attenzione.

Naturalmente incontrerete anche persone ragionevoli ed equilibrate che vi salutano con un sorriso e vi ringraziano quando fate qualcosa per loro, vi rallegrano la giornata e ricorderete i loro nomi.

I maleducati invece fissateli in mezzo alla fronte come se avessero un terzo occhio e parlate adagio evitando di sbattere le ciglia. Senza sapere perché, avranno fretta di andarsene.

E voi come vi sentite a imitare il Terminator?

Per qualcuno voi vi trovate lì perché siete onniscienti, quindi vi chiederanno gli orari dei treni, consigli per il menù di pasqua, la tecnica per prendere la mira nella provetta per le urine, opinioni sui ristoranti e il periodo migliore per piantare le zucche nell’orto.

Procuratevi gli orari dei pullman della zona e i turni delle farmacie, è meno faticoso consegnare una fotocopia che aprire una discussione su chi fa cosa. Se non ci arrivano, non ci arrivano.

Quando fissate un appuntamento a una donna sappiate che se è verso l’ora di pranzo andrà in crisi. Voi magari le avete trovato posto tra due giorni per un esame che in media ha sei mesi d’attesa, anche se soffre di mal di stomaco o di schiena da non poter dormire per i dolori, vi dirà sgomenta che all’ora di pranzo non può, arrivano gli uomini a mangiare.

Se siete una donna vi verrà voglia di urlare che anche voi avete il diritto alla salute, che avete bruciato i reggiseni in piazza… ma siccome non potete mettervi a promuovere la consapevolezza di genere, suggerite di preparare in anticipo la tavola apparecchiata e mettere in frigo l’insalata di riso, il vitello tonnato preso in gastronomia e una macedonia di frutta. Per gli uomini andrà benissimo. Se proprio non riuscite a resistere, buttate lì che se lei si ammala non ci sarà nessuno a occuparsi degli uomini.

Nonostante la liberazione sessuale di cui si sente parlare, esiste ancora un certo pudore riguardo alla sessualità, in particolare quella femminile. Gli uomini se devono dire prostata lo dicono, a volte lo dicono anche a sproposito perché non ricordano che quella che hanno in bocca è una protesi, ma pazienza.

Le donne invece hanno un linguaggio in codice, capirlo vi farà risparmiare tempo ed energie. Se vi dicono che devono andare da quello che guarda le donne in basso, non significa che c’è un guardone in cantina, è semplicemente il ginecologo. Il pap-test lo sentirete chiamare in modi fantasiosi, striscio, pacchetto, vetrino, bastoncino… state attenti alla gestualità, di solito un dito indice davanti al petto punta verso terra.

Anche il seno è innominabile e diventa lo stomaco, verificate. Le mestruazioni hanno mille nomi, spesso le donne dicono che sono andate in bagno e le hanno trovate. Come facciano le mestruazioni ad arrivare in bagno da sole è un mistero.

I bruciori intimi invece si raccontano alla mamma, e viene lei allo sportello spiegare che quando la figlia fa quello che deve fare con suo marito… e qui in genere mancano le parole e la signora conclude con un guaito e voi immaginate la casa della figlia che va in fiamme a ogni amplesso. Date alla signora il numero di telefono dell’ostetrica, non quello dei pompieri, e siate categorici, è la figlia che deve telefonare.

Se sentite il bisogno di capire come ragiona la gente con cui avete a che fare ogni giorno, quando vi trovate al bar o davanti a una bancarella del mercato, approfittatene per prestare attenzione ai dialoghi tra le persone. Non preoccupatevi, a figura intera non vi riconoscono.

Vi potrebbe capitare di trovarvi dal macellaio e la signora che ieri ha ritirato gli esami del sangue dice che non compra la salsiccia perché le è salito il colesterolo. E una voce fuori campo risponde: “a me sono andati su anche i tri-criceti!”

Oppure vedete all’angolo della piazza un gruppo dei “vostri” pensionati che discute su qualcosa, a un certo punto i toni si alzano.

I musulmani hanno tutta la convenienza a farsi saltare in aria, dichiara uno che sembra bene informato. Segue qualche istante di silenzio per elaborare l’informazione.

E perché?chiede finalmente uno dei presenti.

Perché poi vanno in paradiso e quando arrivano su gli danno trentacinque prostitute e… si può fare tutto quello che si vuole.

La notizia è accolta da una specie di ronzio interessato.

Le settanta vergini del paradiso islamico sono state trasformate in trentacinque prostitute e nessuno se ne accorge!

Dopo un momento di silenzio, uno degli uomini riporta tutti alla realtà:

Ma se a noi danno trentacinque prostitute, cosa ci facciamo?

Beh, forse non è sempre necessario capire come ragiona la gente.

E infine sportellisti, dovete accettare una semplice verità della vita: è impossibile spiegare alla gente cosa conviene fare.

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