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Analisti alla rinfusa ovvero come sfuggire al terapeuta

di Fiorella Malchiodi Albedi

Al primo mi sono presentata come collega: “Sono medico anch’io”. Errore! Perché lui non dimenticava mai che ero, appunto, una collega e a ogni mio racconto, prima faceva un commento, e poi mi spiegava, dal punto di vista medico, perché mi aveva risposto in quel modo. Insomma, il mio ruolo mutava di continuo: prima paziente, e subito dopo medico a cui si spiega una scelta terapeutica, e poi di nuovo paziente, e così via. Molto sbagliato. Lo sballottarmi da un lato all’altro della scrivania era fastidioso. Al terzo incontro gli ho spiegato che quella confusione guastava i nostri rapporti. Lui ha riconosciuto l’errore, se n’è dispiaciuto, ha tentato di recuperare, ma poi è stato d’accordo con me: lo sbaglio iniziale aveva pregiudicato il prosieguo della terapia. Ci siamo salutati, da buoni colleghi.

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Manuale per coriandoli e pioggia

di Francesca Grispello

Piove fitto. È buio

C’è una figura di spalle, ha le braccia aperte, i gomiti formano un leggero angolo. 

Questa figura è quella di una femmina, che sia femmina è determinante. 

Ora chiudiamo e apriamo gli occhi. 

Un lampo. 

Chiudiamo e apriamo gli occhi ancora una volta. 

Un tuono. 

Ora sì, ora che i vostri occhi si sono abituati alla penombra, ora se insistete nell’accomodare la vista tra figura e sfondo, metterete a fuoco la bacchetta nella mano sinistra e il leggio che sporge ai lati della vita. La bacchetta è a sinistra perché lei è ambidestra, anche questo è determinante.

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Pubblicato in: Eppur son donne, Eppur son femmine

Sono una Burrnesha, vergine giurata. E sono un uomo per scelta.

di Elena Ciurli

Sono nata in Albania, ho 16 anni e sono la figlia più grande della famiglia. Viviamo su queste montagne maledette e mi piego sulla terra dei campi.

Sono una donna, un otre pronto a raccogliere il seme dell’uomo e a onorarlo. Non posso esprimere le mie opinioni, non posso fumare, bere grappa o scegliere il mio amante. L’uomo però deve essere gentile con me, non si può neanche sparare in mia presenza.

Ma io non voglio vivere così; preferirei gettarmi in un burrone. Nascere donna qui è come morire due volte.

Mia sorella ha solo 5 anni quando mio padre muore e serve qualcuno che prenda il comando. Per me è quasi naturale diventare una Burnessha, una vergine giurata, un uomo per scelta. Farmi tagliare le trecce e vestirmi come un maschio, schiacciare il seno con strette bende, non piangere più davanti agli altri; fare voto di castità per la vita. Divento uomo per essere libera. Posso mantenere alto l’onore della famiglia.

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Trattato di economia e chirurgia domestica per compulsivi di Hans Asperger

di Jessica Loddo

1. Riassetto del guardaroba: come evitare uno sterminio di stampe innocenti con una sistemazione atta a proteggere un certo decoro nel costume

Le magliette sistemate secondo una strana sequenza, come se l’immagine di due sicari con la pistola, citazione del più famoso film uscito nel 1994, dove il personaggio femminile con il caschetto nero più sexy del cinema americano ha incendiato i pantaloni di mezzo mondo, non potesse accostarsi minimamente a quella di una banana pop art, copertina di uno dei vinili più famosi di sempre, nello stesso cassetto. Come se i sicari avessero la lebbra del cotone o una strana HIV da contagio a 30° presa nella lavatrice, magari infettati dalla maglia del regista contemporaneo danese più importante del cinema moderno o che ha diretto quel film dove alla fine Nicole Kidman si vendica alla grande. Qualcuno lo diceva di non fidarsi di quell’uomo, che è proprio un brutto ceffo ed è persona non gradita al festival di cinema più famoso in Francia. Potrebbe anche esser stata la maglia di quel regista tedesco, dalla voce più bella di sempre che quando lo senti doppiato ci resti male, ad aver sganciato qualche bomba batteriologica, tipo il vaiolo del misto poliestere proprio al passaggio dei sicari, quando comincia a venir giù l’ammorbidente, rigorosamente blu, con una profumazione sobria che non fa venire la nausea. Con questo pericolo dipropagazione di virus sconosciuti proprio non possono stare vicini. Loro no, ma per uno strano caso della vita, un famoso tassista dalla cresta perfetta riesce a convivere alla perfezione con la bambina simbolo del più celebre film sui morti viventi. 

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Analisti alla rinfusa ovvero come sfuggire al terapeuta

di Fiorella Malchiodi Albedi

Al primo mi sono presentata come collega: “Sono medico anch’io”. Errore! Perché lui non dimenticava mai che ero, appunto, una collega e a ogni mio racconto, prima faceva un commento, e poi mi spiegava, dal punto di vista medico, perché mi aveva risposto in quel modo. Insomma, il mio ruolo mutava di continuo: prima paziente, e subito dopo medico a cui si spiega una scelta terapeutica, e poi di nuovo paziente, e così via. Molto sbagliato. Lo sballottarmi da un lato all’altro della scrivania era fastidioso. Al terzo incontro gli ho spiegato che quella confusione guastava i nostri rapporti. Lui ha riconosciuto l’errore, se n’è dispiaciuto, ha tentato di recuperare, ma poi è stato d’accordo con me: lo sbaglio iniziale aveva pregiudicato il prosieguo della terapia. Ci siamo salutati, da buoni colleghi.

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Manuale per sportellisti Asl

di Ornella Zambelli

Mattino, voi arrivate al lavoro e trovate gente in fila davanti allo sportello ancora chiuso. Anche se sulla porta c’è un bel cartello a caratteri cubitali AZIENDA SANITARIA mettetevi il cuore in pace, per i vostri utenti sarete sempre quelli della mutua. Accendete il computer e preparate ciò che vi serve. Per quanto siate veloci e puntuali, non lo sarete mai abbastanza. Molti chiederanno ad alta voce come mai non aprite in anticipo dal momento che siete arrivati. Non vi sentite già un po’ in colpa? In genere sono anziani che si svegliano presto e non hanno più nulla da fare a letto. Ascoltate i commenti e scoprirete che il computer non si accende perché è entrato un acaro. Qualcuno più esperto preciserà che si tratta di un virus, gliel’ha detto suo nipote che frequenta proprio quella scuola lì dei computer. Sentirete subito un brusio allarmato, ma voi tirate su la tapparella con un sorriso e dichiarate che il computer si è acceso e va benissimo, aspettate il sospiro di sollievo e svelate il segreto: i virus del computer non fanno ammalare gli umani.

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Nota Bene: dove musica e letteratura si incontrano

a cura di DONNE DIFETTOSE  e COVERGREEN

con il patrocinio e il sostegno del COMUNE DI SAN VINCENZO

Nota Bene è un evento unico nel suo genere: un pomeriggio dove note, parole e immagini della musica, della letteratura, del cinema, si incontrano in un equilibrio perfetto; artiste che hanno contaminato la propria opera servendosi di varie discipline espressive, donne protagoniste di storie più o meno note di romanzi e film.

Donne Difettose, in collaborazione con l’associazione culturale Covergreen proporranno una selezione di musicist*, scrittrici, band, che con il proprio talento hanno creato pezzi indimenticabili nel panorama culturale mondiale.

Attraverso le letture, la proiezione di video e l’ascolto dei brani scelti, il pubblico potrà fare un viaggio nella storia della musica e dell’arte.

Ci saranno tante perle del rock e della letteratura contemporanea, ma anche pezzi più pop, e romanzi classici. I mix possono sembrare azzardati, invece insieme suonano alla perfezione.

L’appuntamento è previsto per domenica 8 maggio, alle ore 18.00, presso la Biblioteca Comunale di San Vincenzo.

Per ulteriori info: 0565/707273; donnedifettose@gmail.com

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Manuale di sopravvivenza ai quartieri

di Valentina Formisano

(Come adattarsi velocemente al Prugneto)

Prima di tutto, compratevi un barboncino.

E che ne so.

Qua c’hanno tutti il barboncino.

Vabbè… tutti tutti proprio no. Ma la maggior parte.

Fidàteve.

Compratelo e mettetelo da parte.

Armatevi di tanta pazienza per sopportare Mario.

Mario ve rompe er cazzo.

Tutte le mattine.

Che siate fiche, che siate vecchie, che siate uomini o donne: Mario ve rompe er cazzo perché passate sul suo territorio.

Attraversate il ponticello?

Mario ve rompe er cazzo.

Passate davanti a Lardo (quel bar che fa i cornetti molto light)?

Mario abita là e ve rompe er cazzo.

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Profumo di lavanda

di Pamela Frani

Perché, quando il martedì Isabellinalapiùbellina, con i capelli ricci e più confusionari dei giardinetti, ti corre incontro e ti chiede: Monica giochiamo a cavalluccio? tu istintivamente la prendi sulle spalle e inizi a trotterellare con entusiasmo, e cloppete e cloppete. 

Lei fa ciao ciao con la manina alla sua mamma che sta in terrazza con le amiche a bere uno spritz, mentre tu, Monica la superbabysitter, ti occupi di Isabellinalapiùbellina e di Carlomoccolo. E Isabellinalapiùbellina adora mettere i suoi capelli davanti ai tuoi occhi, mentre, e cloppete e cloppete, correte in giardino. E poi insieme a Carlomoccolo giocate a tic tac bomba, e anche tu Monica la superbabysitter ti metti nel circolo con i bambini, perché solo tu sai contare fino a venti e poi dire tic tac bomba, mentre vi passate il cappellino da una testa all’altra. E di nuovo a correre a cavalluccio, e cloppete e cloppete, con la testa dei bambini attaccata alla tua e le manine appiccicose attorno al collo. 

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Essere Lady D.

di Valeria Micale

Due miliardi e mezzo di persone, praticamente la metà della popolazione mondiale. Se lo ricorda benissimo, è rimasta incollata davanti allo schermo tutta la mattina e infatti ha bruciato il pranzo. Dio, quanto ha pianto. Al ritorno dal lavoro suo marito si è spaventato, che è successo, le ha detto, pensava ai bambini, lei col mento che le tremava ha indicato la tv e lui: te pòssino, e giù una bestemmia. Ha buttato il pollo e hanno mangiato tonno in scatola. Se l’è riguardato mille volte sulla videocassetta, finché il VHS si è rotto e suo marito invece di farlo riparare ha comprato il lettore dvd. Oggi è scesa in garage e sta sfogliando le pagine del numero speciale che conserva insieme a un’intera collezione di riviste, inserti e altro su Lady D. Lo fa ogni volta che si sente avvilita dalla stanchezza o dalla noia: si infila in macchina, si mette comoda e legge. Bisogna sempre avere un luogo in cui rifugiarsi, e per lei quel luogo è la corte d’Inghilterra, o un panfilo ormeggiato al largo della Costa Smeralda, o un lussuoso hotel di Parigi.

Per essere Lady D. bisogna arrivare vergini al matrimonio. Lei non lo era, ma tanto suo marito non se n’è accorto. Le ha appoggiato il cazzo mezzo moscio sulla porta ed è venuto con un grugnito e lei è rimasta incinta. L’amore l’aveva già fatto con un paio di ragazzi che le facevano il filarino, niente di importante.

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