Pubblicato in: Madri snaturate

MAMMA

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di Alice Scuderi

Mamma! Mamma! Mamma!” ripetuto più volte e con intonazioni differenti.

Aggiungiamo le braccia tese verso l’alto, i piedini che sbattono furiosi a terra: “Mamma!”. Ora sei arrabbiata, perché non sto facendo quello che vuoi tu. “Mamma!” ripeti, quasi scocciata, se potessi esserlo coscientemente. “Ma non mi senti?”.

Quanto può essere bella una parola, e fastidiosa, occludente, dolce, straziante, melodiosa, frustrante, tenera, dispettosa, appagante? Continua a leggere “MAMMA”

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La maternità non è un merito

di Elena Ciurli

Partiamo dai numeri che piacciono tanto e rassicurano: in Italia una donna su due, in età fertile, non ha figli. Lo certifica l’Istat: quelle che non sono (o non sono ancora) diventate madri tra i 18 e i 49 anni sono circa 5 milioni e mezzo, cioè quasi la metà delle donne in questa fascia d’età. I motivi sono i più vari e nonostante tutto, molto spesso siamo considerate dalla società come alimenti deperibili. Soprattutto se hai tra i 35 e i 40 anni, in molti ti sparano addosso i minuti che scorrono come fossero proiettili. Bene, ricordiamoci una cosa: la maternità non è un merito.


Io (36 anni e ancora senza figli) ho dovuto rispondere tante volte alla fatidica domanda del “come mai non sei ancora madre?!”, trattenendo in mezzo ai denti offese più o meno articolate. Di solito dico che faccio la zia: gioco con i figli delle mie amiche/sorelle (loro sono i miei amati nipotini), e quando piangono troppo tornano da mamma. Insomma mi prendo il bello dell’infanzia, senza pannolini e notti in bianco.

In tutto ciò c’è comunque da parte mia un velato senso di colpa, un sentire il dovere di giustificarmi, perché quando leggi negli occhi degli altri quella patina inquisitoria, o la butti sull’ironia, oppure sbotti e per fare davvero bene a te stessa dovresti solo rispondere con un bel vaffanculo. Per ora non è mai successo, ma sento che prima o poi la bomba esploderà con gli arretrati.

L’essere madre non ti rende più donna. La maternità deve poter essere una scelta libera e priva di condizionamenti esterni.

Perché allora spesso noi giovani donne senza figli sentiamo il bisogno di giustificarci?

Si può amare i bambini senza aver per forza dei figli, ci si può sentire realizzate e gratificate grazie a un lavoro, agli affetti, ai viaggi, oppure semplicemente si può non aver voglia di sacrificare se stesse e le proprie passioni per dare la vita ad un altro essere vivente. Nel peggiore dei casi si può essere sterili, o senza un possibile padre, o senza un lavoro o una stabilità economica che ci consenta di mantenerlo, questo bambino che mettiamo al mondo e sarà la nostra proiezione vitale fino a che non moriremo.

In ogni caso non dovrebbe esserci spazio per alcuna forma di vergogna. Una donna senza figli non è una donna a metà, non dobbiamo permettere a nessuno di fare una simile insinuazione. Le donne dovrebbero aiutarsi a vicenda e reagire, perché se un uomo a 40 anni non è padre, a nessuno viene in mente di trattarlo come uno yogurt scaduto. Rispettiamo le madri, rispettiamo le donne. La maternità non ci rende migliori, è una condizione stupenda, ma naturale. Non chiedete a una donna perché non ha figli, chiedetele se ha realizzato i suoi sogni, se si ama.

E come diceva sempre mia nonna: “chi si fa gli affari suoi campa 100 anni” (lei in effetti era una donna molto coerente ed è morta a 92 anni).

E voi cosa direte alla prossima persona che vi chiede come mai alla vostra età non avete ancora un figlio?

Scrivete a donnedifettose@gmail.com

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Ira materna

ira maternaRabbia. Quante di voi l’hanno provata nei confronti dei propri figli? Non figli adolescenti, con loro la rabbia è giustificata e socialmente accettata. Parlo di bambini piccoli, quelli che fanno facce buffe nelle pubblicità dei pannolini e strappano sorrisi anche ai più refrattari. Sì, proprio quei paciocchini teneroni.

Ecco che arriva il tabù. Posso quasi vedere l’orrore cominciare a dipingersi sul volto delle mamme incappate (forse per caso) in questa rubrica, pensando magari di trovarci qualche consiglio su come togliere le macchie di cacca dai body intimi.

Anche la rabbia macchia, ma non c’è Omino Bianco che riesca a rimuoverla. Continua a leggere “Ira materna”

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MAMME DIFETTOSE…SI DIVENTA

di Alice Scuderi

madri.jpgLo ammetto, mea culpa. Anch’io avevo fatto annunci categorici prima del grande evento. Ma, come accade spesso, le aspettative si scontrano in un frontale violentissimo con la realtà. Ebbene sì, hai di fronte la “supermamma-ecologica-faccio-tutto-da-sola” (almeno questo è il titolo onorifico che mi attribuivo fino a qualche ora prima di partorire).

Poi, come dicevo, il mondo, quello vero, è entrato dalla porta del mio bilocale e ogni proposito è andato a farsi benedire.

Sono sicura che di super mamme ce ne sono tantissime, e mi piacerebbe fare un salto anche solo per un giorno nelle loro vite per vedere come avviene la magia. Forse, ma dico forse, possono contare su un salvagente familiare anche se, per carità, loro fanno tutto da sole e guai a metterlo in dubbio. Continua a leggere “MAMME DIFETTOSE…SI DIVENTA”

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Breve cronistoria di una madre asociale

di Beatrice Galluzzi

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Vengo da un periodo davvero avvilente, che è quello del rientro a scuola di mia figlia.

Non che avercela a casa tutta l’estate, e vederla scendere le scale al contrario come Regan dell’Esorcista, sia stato edificante. È solo che portarla all’asilo, attraversare il cortile, superare la soglia di entrata e recapitarla alla maestra di turno, implica il fatto che io debba incontrare altra gente. Altra gente vuol dire altre madri, altre maestre, e altri bambini– che a loro volta hanno altre madri, e altre maestre, altri nonni, zii e fratellini. Una ripetizione perpetua. Una scatola cinese del disagio. Dover salutare tutti, finanche sfoderare qualche sorriso, che altrimenti si passa da madre antipatica – giammai? – è quello da cui rifuggo, specialmente di prima mattina e con il freddo che c’è adesso. Continua a leggere “Breve cronistoria di una madre asociale”

Pubblicato in: Madri snaturate, Vita domestica

5 trucchi per non smacchiare i vestiti

di Beatrice Galluzzi

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Di sbiancatori, quanti ve ne pare: per sorrisi accecanti, per un bucato a prova di nonna o madre cacacazzi e, per pochi eletti, quelli riservati alle zone intime. Ma questo è un discorso che magari affronteremo la prossima volta.

Oggi voglio parlare delle macchie, e di come la mania della perfezione e dell’apparenza candida non vada di pari passo alla presunta emancipazione femminile.  Se c’è una macchia, difatti, a chi tocca toglierla? A te, oh donna -vedi nota 1.

Perché, come la metti la metti, andare in giro con i vestiti macchiati fa trash anche in una società industrializzata, persino se continui ad avere i postumi della rivoluzione sessantottina e usi deodoranti omeopatici per le ascelle. È ora che qualcuno te lo dica: non funzionano, comprati quelli con il cancerogeno sale di alluminio ed eviterai di appestare l’umanità con i tuoi umori. Continua a leggere “5 trucchi per non smacchiare i vestiti”

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Mio figlio è più bravo del tuo (e di tutti gli altri)

di Beatrice Galluzzi

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È inevitabile. Lo è stato anche per me, che sono sempre scappata dalle competizioni fin da quando ero bambina. Persino nello sport la rivalità mi metteva ansia: nuoto, danza, karate. Tutte discipline individuali in cui bisognava emergere, altrimenti ci avrei fatto la figura della sfigata, della perdente. Ogni volta che c’era un saggio o una gara di fine anno facevo finta di sentirmi male anzi, a dirla tutto, non avevo bisogno di fingere, mi precipitavo in bagno e vi rimanevo chiusa in preda ad atroci dolori intestinali. Tornando indietro mi butterei sui giochi di squadra in cui, anche chi come me è una pippa, se la cava con discrezione.

Poi, sono rimasta incinta. E il karma della gara è disceso su di me. I dottori mi dicevano che  secondo le loro dannate tabelle la creatura che aspettavo era sempre più grande del normale: più lunga, più pesante, più movimentata. Eppure lì fuori, nel mondo reale, con le altre madri, le tabelle cambiavano aspetto, si plasmavano, assumevano altre sembianze, venivano riformulate. Ma io cercavo di evitarle, le altre genitrici, avevo paura dei loro sguardi insinuanti, dei loro interrogatori, delle loro personali opinioni sulle tabelle, del fatto che ci fosse un punteggio per valutare tutto… Continua a leggere “Mio figlio è più bravo del tuo (e di tutti gli altri)”

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Come non aprire un mutuo per comprare i pannolini

di Beatrice Galluzzi

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Che essere mamma sia una cosa impegnativa l’hai capito. E l’ impegno non è solo mentale e fisico, ma anche economico, infatti la famosa teoria del “dove si mangia in due, si mangia in tre” non è tanto semplice da attuare. Il mangiare non basta, servono anche pannolini, e se poi disgraziatamente non si ha la possibilità di allattare un figlio in modo naturale, allora per comprare il latte artificiale bisogna aprire direttamente un mutuo ventennale.

Ho deciso di scrivere questo articolo perché voglio condividere con te e a altre mamme l’esistenza di un’alternativa (validissima) ai pannolini di marche famose (che non citerò) e al latte artificiale di uso comune. E quando dico “alternativa“non parlo di articoli del discount o di sottomarche, parlo di prodotti biologici ottimi che provengono dall’estero a costi quasi dimezzati rispetto a quelli messi in vendita in Italia. Continua a leggere “Come non aprire un mutuo per comprare i pannolini”

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Partorirai con dolore (ma anche no)

di Beatrice Galluzzi 

Breve introduzione

Se leggi questo articolo e non hai ancora avuto figli, non ti scoraggiare. Non parla di partorienti  isteriche, né di dolore, prova solo a spiegare quello che le donne non dicono sulla gravidanza.

Se invece hai dei figli, non fare la vaga. Dietro al tuo sorrisetto da mamma perfetta che non ha avuto nessun tipo di problema c’è una menzogna, lo sento.

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Collage by D.D.

 Le storielle dell’amore a prima vista, come quelle dei film girati a New York in cui due persone si incontrano per strada e il giorno dopo si sposano, sono l’equivalente della favola del Fagiolo Magico, del mito di Babbo Natale, e della gravidanza perfetta.

Quando ero incinta e mi chiedevano come fosse portare in grembo un altro piccolo e tenero esserino, rispondevo: difficile. E tutti mi guardavano storto. Avrei dovuto dire: meraviglioso! Fantastico! Emozionante! Divino! Mentendo spudoratamente. Allora mi sono iniziata a domandare se fossi io quella strana, visto che la maggior parte delle donne nella mia condizione aveva il sorriso a 36 denti. Decisi di andare ad un corso pre-parto, ed incontrai altre future mamme che sembravano gioiose, serene e in pace col mondo. Mentre tra loro sfrecciavano espressioni estatiche io ero incazzata nera perché non c’era l’aria condizionata, ansimavo come un bufalo perché non potevo tirar su le gambe, e mi sventolavo con le foto dell’ecografia. Poi, dopo un’oretta, accadde un fenomeno strano: arrivate al momento delle domande all’ostetrica vennero delle fuori pippe mentali assurde riguardo a problemi a cui io non avevo nemmeno pensato. Io vivevo nel presente, assieme ai miei dolori lombari, e loro si erano messe una maschera, dietro la quale si nascondevano paure di ogni tipo per il futuro prossimo. Allora lo vedi? Basta dire la verità: essere incinta è complicato. Per un verso o per un altro. Ed essere preparata a ciò che probabilmente ti aspetta non farà altro che aiutarti al momento del bisogno. E se niente di quello che leggi succederà? Tanto meglio per te! Continua a leggere “Partorirai con dolore (ma anche no)”