Pubblicato in: Interviste difettose

Interviste Difettose: Caterina Palazzi

di Elena Ciurli

Iniziamo questa nuova stagione di Interviste Difettose con un’artista enigmatica che fa dell’originalità il suo punto di forza. Siamo felici di presentarvi Caterina Palazzi, musicista dal talento indiscutibile.  

La contrabbassista romana è una delle figure più carismatiche del nuovo jazz italiano, ma confinarla in un genere non ci piace per niente.

Entriamo nel suo mondo?

Partiamo dalle origini: il tuo imprinting musicale è stato il punk. Quali erano le band che ti hanno influenzata e la scena musicale che frequentavi?

Negli anni ’90 a Roma erano forti le influenze grunge (in particolare dei Nirvana e delle Riot Grrrl). Ne ero estasiata e suonavo nei centri sociali con il mio gruppo al femminile delle Barbie Killers, che si rifaceva a quella corrente musicale.

La tua carriera musicale è iniziata come chitarrista: quando e perché hai scelto di imparare a suonare il contrabbasso?

La chitarra è stata per me una scelta “forzata”, perché a casa c’era solo quella e perché da dodicenne ancora non avevo chiara l’esistenza del basso. Ma la mia poca sintonia con lo strumento a 6 corde e l’amore verso le frequenze basse mi ha portata lentamente a capire quale fosse la mia natura. Ero una bassista, e quando l’ho capito mi piaceva tanto il jazz quindi è stato naturale avvicinarmi al contrabbasso piuttosto che al basso elettrico (che suono poco e non dal vivo).

Il tuo linguaggio musicale è una pozione magica che mescola vari generi musicali (rock, jazz, noise, per citarne alcuni). A noi però le etichette non sono mai piaciute. Saremmo invece curiose che tu ci raccontassi la storia dei Sudoku Killer e che cosa muove la vostra arte.

Sudoku Killer nasce 12 anni fa a Roma, un quartetto che si è ritrovato in sala prove unito dalla passione per il jazz, ma da subito orientato a trovare una propria strada. Io ho sempre composto quindi ho approfittato per proporre mie composizioni originali, all’inizio appunto più jazzistiche ma che poi hanno preso una direzione più personale e orginale. Perché per me il jazz è solo una delle tante influenze: il mio cuore nasce e rimane rockettaro, gruppi come Nirvana, Beatles, Jimi Hendrix, Nick Cave sono determinanti quanto John Zorn e Bill Frisell.
Sudoku Killer è un ibrido, una band contaminata da vari stili musicali, una sorta di famiglia che da 12 anni gira l’Europa in furgone facendo concerti ovunque, con meravigliose emozioni e gratificanti risultati. Non miriamo alla fama, ci piace andare in giro a far conoscere la nostra musica e poter vivere di quello.

Sappiamo bene della tua passione per i vampiri (anche noi adoriamo l’horror gotico!), per questo vorremmo che tu ci svelassi chi è Zaleska e come vive in questo caotico XXI secolo.

Per quanto riguarda la passione per i vampiri, premetto di non gradire la letteratura e le serie uscite in questi ultimi anni. A me piace il Dracula di Bram Stoker. Sono affascinata da lui e dalla figura del vampiro in generale sin da quando ero bambina, perché è un personaggio cupo, solitario, tormentato, che esercita un grande fascino su molte persone, me compresa. Ho sempre avuto il desiderio di esprimere in maniera creativa questa mia passione, quindi ho maturato l’idea di un progetto solista che ho chiamato Zaleska (che è la figlia illegittima di Vlad III di Valacchia, personaggio storico che ispirò il personaggio di Dracula nel romanzo di Stoker).
Zaleska è una performance audiovisiva, pur non trattandosi di una vera e propria sonorizzazione perché non seguo le sequenze video e non utilizzo cinamatografia vampiresca bensì video astratti. Questo per dire che non salgo sul palco con i denti finti o con il mantello e nel video non c’è niente che rimanda esplicitamente ai vampiri, perché voglio lasciare al pubblico la libertà di visualizzarli in maniera totalmente personale. Non suono canzoni ma piuttosto rumori che creano delle atmosfere ipnotiche, quasi a suscitare l’angoscia che si prova nell’essere un vampiro, il tormento di Dracula.
Zaleska si aggira per la penisola esibendosi (coperta da una maschera) in teatri, piccoli cinema, film festival e clubs. In parte rappresenta l’angoscia di vivere contemporanea, e la catarsi nel liberarsene suonandola via.

Nei tuoi anni di carriera ti sei trovata a collaborare con molte musiciste? Qual è la scena musicale femminile di questo periodo? Non intendiamo movimenti marcatamente femministi o schierati (come le Riot grrrl, per citare la scena dei Novanta), ma proprio donne che vivono della loro musica perché è naturale che sia così. Perché una donna contrabbassista (o chitarrista, o batterista) è una persona normale e non un animale esotico ecco. Che ne pensi?

Io ho sempre suonato in tantissimi gruppi di sole donne, e non per sfruttare la commercialità del progetto, bensì perché mi sono sempre trovata bene, anzi meglio di essere la sola donna in un gruppo di uomini. Perché quando una band è tutta al femminile, non ti senti appunto un animale esotico ma perfettamente a tuo agio, senza limiti o agevolazioni all’interno del progetto. Ovviamente la priorità per me è suonare con musicisti che abbiano una sensibilità simile alla mia, a prescindere dal sesso. Ma non nego che, a parità di “bravura”, sceglierei di collaborare con una musicista donna piuttosto che con un uomo, perché spesso mi trovo meglio umanamente.
Ultimamente quando giro in tour con Zaleska capita spesso che divida il set con un’altra “one girl band” ed è molto bello.

Dove ti potremo ascoltare nei prossimi mesi?

Sono appena tornata dal tour estivo, nei prossimi mesi farò qualche mini tour in Italia con Zaleska, mentre dal 2019 mi sposterò nuovamente in Europa per la presentazione del nuovo album Sudoku Killer (in particolare per aprile e maggio sono previsti 2 mesi di road tour in Francia, Spagna, Portogallo).

Grazie Caterina, è stato piacere poterti ospitare!

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