Pubblicato in: Donne Seriali

Ecco perché guardare Tabula Rasa

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Tabula rasa” è una serie belga del 2017 che si articola in nove episodi di circa cinquanta minuti ciascuno ed è disponibile su Netflix. Molto apprezzata in patria, ma pressoché ignorata in Italia. Eppure in questo “psico-thriller” incentrato su una memoria fallace c’è del buono: la ricerca dei frammenti di una verità perduta è coinvolgente, le contaminazioni horror funzionano a meraviglia, tutti i personaggi che circondano la protagonista sono sospetti ed è impossibile non fare il tifo per lei nella sua affannosa ricerca della verità, dato che capiamo subito di trovarci di fronte a una donna che era andata in pezzi molto prima della sua memoria. 

LA TRAMA

Mie D’Haeze – stella del teatro che è riuscita a conciliare successo e famiglia – si risveglia in un ospedale psichiatrico dopo un grave incidente stradale, che non le ha provocato danni fisici, ma ha compromesso la sua memoria. I suoi ricordi recenti sono frammentati e il poco che riesce a ricostruire spesso le sfugge, spazzato via da una sabbia rossa che fa tabula rasa della sua mente.

C’è qualcuno che non crede alle sue amnesie: l’ispettore Wolkers, prossimo alla pensione, ma fortemente deciso a venire a capo della scomparsa di un uomo, Thomas De Geest. Mie è stata l’ultima persona a vederlo prima che sparisse e svariati indizi fanno di lei una sospettata.

Annotando su un taccuino tutti gli stralci di passato che riesce a ricostruire, Mie cerca di venire a capo dell’enigma, depistata dalle versioni delle persone che le ruotano attorno: tutte sembrano volerle nascondere qualcosa e, in effetti, è così.

I PUNTI DI FORZA 

Veerle Baetens, l’attrice protagonista, è di certo il caposaldo di questa serie: la sua interpretazione è coinvolgente, senza sbavature, ma non è una sorpresa dato che aveva già dato prova del suo talento nello struggente “Alabama Monroe”.

La narrazione è ben strutturata: i flashback sono calibrati in modo da rivelare quel tanto che basta per convincere a proseguire la visione, aggiungendo sempre un elemento che contribuisce a ricomporre il puzzle della memoria di Mie puntata dopo puntata, fino allo scioglimento. Una maggior stringatezza avrebbe giovato ad alcuni episodi, ma nel complesso la sceneggiatura funziona.

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Il primo colpo di scena è di forte impatto e preparato con perizia, inoltre, ci sono un altro paio di rivelazioni spiazzanti seminate lungo la storia che tengono la tensione alta ed è un peccato che la stessa attenzione non sia stata dedicata al finale, che poteva essere curato molto meglio.

L’escamotage della sabbia rossa che spazza via tutto, irrompendo all’improvviso nei ricordi della protagonista è di grande efficacia e ben si accompagna alle atmosfere vagamente horror dei primi episodi.

PERCHÉ GUARDARE QUESTA SERIE? 

Malgrado non sia il massimo dell’originalità e alcuni elementi grotteschi a volte spezzino la tensione (le incursioni della madre di Mie in primis), “Tabula rasa” è una buona serie, ricca di spunti interessanti e con attori capaci… Parliamoci chiaro, però: non è per tutti.

Se non amate i prodotti di nicchia, non vi piacerà: non si avvicina neppure lontanamente alle grandi produzioni americane, ma proprio come la tedesca “Dark” ha quel fascino inquietante che cattura o respinge, senza vie di mezzo.

di Francesca Santi

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