Pubblicato in: Staffetta letteraria

Né finzione né realtà. Nel mondo “difettoso” di Shirley Jackson

di Mimma Rapicano

Emanuela Cocco, che ringrazio di cuore, mi ha invitata a partecipare alla #StaffettadiDonneDifettose. Il mio contributo, in accordo con lei, invece che in video sarà scritto. Per la staffetta ho deciso di presentare, per chi ancora non l’avesse letto, il racconto breve La lotteria della scrittrice statunitense Shirley Jackson (1916-1965).

Della scrittura travolgente, delle trame inquietanti e dei suoi controversi personaggi femminili s’è ne è discusso parecchio negli ultimi anni. Tanto che nel 2019, in occasione della Festa della Donna, Loredana Lipperini le ha dedicato la trasmissione su Rai Radio 3 “Una tazza di stelle | Storia e storie di Shirley Jackson”.

Quando nel 1948 il New Yorker pubblicò il racconto La lotteria, fu considerato dai lettori della rivista una storia orribile: era assurdo che nella nazione benedetta da Dio in persona, esistesse, anche solo nell’immaginazione di una scrittrice, una cittadina che praticasse il sacrificio umano con vittime scelte a caso. Un vero scandalo per l’America di quegli anni. Invece di inoltrarmi nella storia del racconto voglio condividere con tutte voi un breve testo in cui è la stessa Jackson, con il suo inconfondibile umorismo, a spiegarne la genesi.

COME SCRIVO*

di Shirley Jackson

Trovo molto difficile distinguere tra vita e finzione. Sono una scrittrice che, per una incredibile serie di coincidenze, si trova seduta alla macchina da scrivere per poche ore al giorno, visto che trascorro il resto del tempo a passare l’aspirapolvere sul tappeto del soggiorno, a portare i figli a scuola o a cercare qualcosa di nuovo da preparare per cena.

In realtà la maggior parte del mio tempo è occupata da cose che non richiedono grandissima capacità immaginativa, e l’unico modo per rendere più accettabili questi lavori meccanici è pensare a qualcos’altro mentre li svolgo. Mi racconto storie tutto il giorno, e sono riuscita a intessere una favola di infinita complessità intorno agli oggetti inanimati di casa mia, tanto che nessuno dei miei familiari si stupisce se sposto la piastra per le cialde su un altro ripiano, perché nella mia storia ha litigato con il tostapane e se li lasciassi vicini potrebbero picchiarsi; avevano litigato, tra parentesi, perché avevo comprato quelle cialde surgelate che si mettono nel tostapane, e la piastra era furiosa. Certo, sembra una cosa un po’ folle, ma riesce a addolcire la fredda realtà. E a volte la trasforma davvero in un racconto.

Ricordo che una mattina di primavera stavo andando a fare la spesa con mia figlia nel passeggino, e mentre scendevo verso i negozi pensavo ai miei vicini, come fa chiunque abiti in un piccolo paese. La sera prima avevo letto un libro in cui si raccontava come veniva scelta la vittima di un sacrificio, e mi stavo chiedendo chi nel nostro paese sarebbe stato un buon candidato per quel ruolo. Mi stavo chiedendo anche cosa sarebbe successo se avessero estratto a sorte famiglia per famiglia; i fratelli Campbell, che non si parlavano da quasi vent’anni, avrebbero dovuto presentarsi insieme? E mi stavo chiedendo cosa sarebbe successo al giovane Garcia, che aveva sposato una ragazza detestata dai suoi genitori: avrebbero dovuto ammetterla tra i membri della famiglia? Immaginare i miei conoscenti in una situazione del genere era molto affascinante, così decisi che avrei provato a metterla per iscritto appena tornata a casa. Quindi, dopo aver fatto la spesa, spinto il passeggino su per la salita e rimesso mia figlia nel box, mi sono seduta alla scrivania e ho scritto la storia che mi ero raccontata per tutta la mattina. Poiché mi interessava il metodo, ho intitolato il racconto La lotteria, e dopo che è stato pubblicato ho continuato a ricevere lettere da gente che la definiva una storia terrificante e mi chiedeva come avevo fatto a pensare a una cosa tanto orribile. Per un po’ ho cercato di spiegare che l’avevo scritta pensando ai miei vicini, ma nessuno mi credeva. Tra parentesi, in paese nessuno ha mai sentito parlare del «New Yorker», e tantomeno ha letto il mio racconto.

*In appendice alla racconta di racconti PARANOIA (Adelphi 2018, traduzione di Silvia Pareschi)

MIMMA RAPICANO, napoletana, graphic designer freelance. Legge, scrive, disegna, non sempre in quest’ordine. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste online Casa di Ringhiera, IlColophon, Formicaleone, Grado Zero, Inutile, Reader For Blind, Rivista Blam!, Sulla quarta corda. Dal 2019 fa parte della redazione di Formicaleone (letteratura e altre bestie). Altri scritti e recensioni si possono leggere sul suo blog Hiporabundia.

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