Pubblicato in: Staffetta letteraria

Il mistero delle lunghe estati in campagna. Un pezzo per la #staffettaletteraria

di Claudia Cerri

«L’elettricità è pericolosa. Non sono in molti a dirlo, ma è stata l’elettricità a far scomparire gli yokai [mostri e fantasmi della tradizione giapponese]. E non ha nulla a che fare con l’immaginazione… L’ambiente in cui ci sono le luci elettriche fa male agli yokai. Le lampade a gas vanno bene e anche le candele, perché continua a esserci buio» (Shigeru Mizuki, dalla prefazione di Nonnonbâ)

Ho ricevuto in regalo Volo di paglia di Laura Fusconi (Fazi editore) durante una serata degli amici della Nuova Verde: ho scelto questo libro tra quelli a disposizione e non me ne sono mai pentita. Nel romanzo di esordio di Laura Fusconi, classe 1990, c’è un tema che mi ha fatta subito sentire a casa, quel senso di mistero delle lunghe estati in campagna, da bambini, che trasformava in entità soprannaturale ogni elemento del paesaggio, in leggenda ogni brandello di vicenda umana.

Per i protagonisti di questa storia, almeno per la parte che si svolge ai giorni nostri, il gioco percettivo figlio della noia prende spessore dal contatto con i protagonisti della vicenda del passato, quello che ne resta dopo tanti anni, almeno. E il volo di paglia non è che un gioco: chissà in campagna quante volte ci è successo di giocare dove la gente, fino a pochi anni prima, pativa e moriva male. L’orrore del passato balena nell’incipit in modo concreto: un uomo grida disperato dietro una finestra illuminata, sta morendo male, appunto. Capiamo leggendo il romanzo che se lo è meritato, ma questo non ci consola. In questo libro non ci sono consolazioni né redenzioni per nessuno, c’è solo chi sopravvive e chi soccombe, come nella migliore tradizione dell’horror. Forse perché il motore della storia è un’entità con cui riusciamo a identificarci senza sforzi, con tutto il suo carico di dolore: una bambina che non si sente amata, mai, che quando arriva alla certezza della sua condizione trascina cielo e inferno, passato e presente, nel crollo. È questo buio così  reale e incombente che ci permette di credere ai mostri e ai fantasmi, almeno per il tempo di leggere questo romanzo. Che ho amato molto e, senza fare spoiler, che ho apprezzato anche per aver parlato di un crimine di guerra di cui in genere si parla molto poco, ma che è più diffuso di quanto pensiamo.

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