Pubblicato in: Interviste difettose

Il fumetto ci apre al confronto con l’altro: Francesca Ceci

di Elena Ciurli

Questo appuntamento delle Interviste Difettose vede come protagonista una donna che sa mettere in scena le parole: testi scritti con passione, talento e ironia.

Siamo felici di presentarvi Francesca Ceci, autrice di graphic novel e molto altro ancora.

Crediamo anche noi, come Francesca, che il fumetto abbia la capacità di raccontare, in maniera leggera, ma molto efficace, temi scottanti e scomodi. Può aprirci al confronto con l’altro; perché ricordiamolo sempre, anche se ci fa paura, l’altro siamo noi, non importa l’origine etnica o l’orientamento sessuale.

Com’è iniziato il tuo percorso come autrice di soggetti e sceneggiature per libri illustrati?

È stato un percorso anomalo da autodidatta, costituito soprattutto da letture. Ho sempre letto molto, fin da piccola, sia fumetti che libri illustrati che romanzi e racconti e questo ha determinato la passione per le parole e per il potenziale infinito delle storie da leggere ma anche per quelle ancora da scrivere. Avvicinarsi in seguito al mondo del graphic novel – ad autori come Spiegelman o Paco Roca – mi ha fatto scoprire un modo diverso e possibile di raccontare attraverso le immagini che con il tempo è diventato il mondo naturale in cui vedo svilupparsi alcune mie storie fino a quel momento solamente immaginate.

Nasce prima il testo o l’illustrazione? Facci entrare nel tuo rapporto di coppia con il mondo delle immagini.

Il mio primo libro Badù e il nemico del sole (Tipitondi, Tunué) è stato scritto a quattro mani da me e Christian Bouah e disegnato da ben quattro disegnatori: Stefania Costa, Laura Congiu, Gabriele Peddes e Stefania Potito. È stata un’esperienza unica e divertente, fatta di sei teste e tre città diverse, molto complessa da portare avanti ma allo stesso molto stimolante grazie alla personalità e alla professionalità di tutti, in particolare dei disegnatori che per mesi hanno lavorato, ognuno con il proprio stile e le proprie peculiarità, a quella che sarebbe diventata una storia unica, che richiede quindi uno scambio continuo e un particolare rispetto dell’altro.
Le illustrazioni di Possiamo essere tutto invece sono state realizzate da Alessia Puleo, con cui abbiamo instaurato una collaborazione Roma-Sicilia durante tutto il primo periodo del lockdown, riuscendo a incontrarci dal vivo per la prima volta solo una volta uscito il libro!

La tua esperienza con “Piccoli maestri”, scuola di lettura per ragazzi e ragazze. Qual è il tuo approccio per far avvicinare le nuove generazioni alla carta stampata, al profumo dei libri?

Condivido pienamente la filosofia che c’è alla base di “Piccoli maestri” che è quella di raccontare i libri degli altri, quelli più amati, con la speranza di provocare un contagio, di far conoscere le storie preferite e far appassionare in tal modo i ragazzi alla lettura. In questi ultimi anni ho avuto l’occasione di incontrare moltissimi bambini e ragazzi, sia grazie a PM che per promuovere i miei fumetti, e ho avuto la conferma di quanto la curiosità e l’interesse possano essere suscitati presentando i libri in un modo diverso da quello prettamente didattico, approcciando le storie da punti di vista inaspettati. Alla base di tutto questo un ruolo fondamentale è quello svolto dagli insegnanti che, insieme ai bibliotecari, sono tra le persone che possono fare la differenza nel percorso di un futuro lettore.

“Possiamo essere tutto” è la tua ultima graphic novel edita da Tunué, con le illustrazioni di Alessia Puleo. Si tratta di una storia di integrazione che vuole distruggere stereotipi e pregiudizi. La famiglia Fares, di origine marocchina e protagonista delle vicende narrate, in realtà siamo noi, tutti noi, che in qualche modo vogliamo sempre essere socialmente accettabili. Raccontaci la loro storia.

La famiglia protagonista di Possiamo essere tutto ha origine marocchina ma vive in Italia da molti anni e affronta, come tutti, problemi quotidiani di qualsiasi famiglia a cui si aggiungono le esperienze e le problematiche dovute alla propria origine e alla propria religione ma soprattutto ai pregiudizi che rendono tali elementi una fonte di difficoltà. Il figlio minore Hadi, ad esempio, non sa che non basta nascere in un paese per esserne cittadino, è troppo piccolo per esserne consapevole, ma è proprio a causa dello sguardo altrui, di leggi imposte da altri, che il suo percorso di futuro adolescente sarà inevitabilmente diverso, sotto questo aspetto, da quello dei suoi coetanei; sua sorella Amal, invece, porta il velo, simbolo della sua religione, una decisione consapevole che le insegna ad affrontare le conseguenze e le diffidenze che una scelta, per quanto libera, comporta.
Questo libro è quindi sì, la storia di una famiglia, ma è anche l’insieme delle storie di singole persone che hanno fatto delle scelte – o non hanno potute farle – e ne vivono le conseguenze; è una storia di integrazione, di crescita, di autodeterminazione e di desiderio di libertà.

A quale nuovo progetto stai lavorando? (O sogni di poter lavorare?)

Sto lavorando per la prima volta a un libro illustrato per bambini che sarà pubblicato a inizio 2022: siamo nella fase di passaggio dal testo all’illustrazione, il momento in cui le idee prendono graficamente forma e sembra di ritrovarle per la prima volta. Ho inoltre due progetti in corso per due diversi graphic novel che spero andranno in porto e nel frattempo proseguo le collaborazioni con alcune riviste letterarie – I libri degli altri, Flanerì, Altri animali – e sto per iniziarne una nuova con la rivista Singola | Storie di scenari e orizzonti.

Un consiglio alle nuove leve che si avvicinano al mondo della sceneggiatura di fumetti? Quali percorsi formativi, stage e gavetta sul campo ti sentiresti di suggerire?

Come dicevo, nel mio caso il percorso seguito è stato anomalo e indipendente, ma ci sono molti ottimi corsi più “tradizionali” per intraprendere questa strada. Personalmente ho preferito alternare le esperienze formative, non ho smesso mai di leggere, di cercare di conoscere nuove forme di narrazione offerte da autori che prima non conoscevo, di avvicinarmi anche a tipologie di storie e di illustrazione che a primo impatto sembravano lontani da quelli che consideravo più miei. Ho scelto di frequentare soprattutto corsi brevi (e intensi!): un laboratorio con Vanni Santoni tra le montagne dell’Appennino organizzato dall’associazione Sassi scritti, una masterclass sul fumetto con il genio messicano Tony Sandoval e adesso un workshop sul graphic journalism organizzato dal Centro di giornalismo permanente, per approfondire un ambito che ho sempre letto e amato sul quale mi piacerebbe ora anche lavorare.

 

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