Pubblicato in: L'angolo della matrigna

Si deve scrivere di quello che ci fa paura (e leggere sempre, anche con la clava)

di Veronica Galletta

(Susanna Majuri, Saviour, 2008)

A volte leggo poesia. Non capisco molto di poesia, non capisco molto di molte cose, alcune le approfondisco, altre no. La poesia è una di quelle, e quindi leggo, come dico a volte, con la clava. Leggo senza conoscere di più, passo magari un po’ di tempo in libreria a frugare fra la poesia, e poi mi porto a casa quello che mi colpisce. Ci tengo molto a questo approccio, ci tengo a conservarlo, sento che in qualche modo mi aiuta, mi preserva, mi mantiene più aperta di fronte allo stupore, senza il quale, forse, non riuscirei più a scrivere.

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Come si impara a respirare sott’acqua – Le isole di Norman, di Veronica Galletta

di Beatrice Galluzzi

Le isole di Norman, vincitore del Campiello Opera Prima

Passare per Le isole di Norman (Italo Svevo, 2020) vuol dire immergersi. E questo non ha solo a che vedere con lʼacqua che le circonda, e la Sicilia, sorretta dalle leggendarie colonne, subissate assieme a Colapesce. Passare da unʼisola allʼaltra, nel libro di Veronica Galletta, vuol dire farlo trattenendo il fiato. Unʼapnea guidata dellʼimperatrice delle immersioni, che con la sua scrittura ci lascia intravedere quello che sta sotto, tra gli abissi perduti di ricordi mutevoli eppure incisi sulle rocce, aggrappati ferocemente a quelle terre emerse che forse sono solo immaginarie. O forse, fin troppo concrete, rincuorano i naviganti con lʼapparire della loro sagoma allʼorizzonte.

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