Pubblicato in: La scienza è donna

SUA PROFONDITÀ

di Alice Scuderi

sylvia earle collage
Fino a poco tempo fa io non sapevo chi fosse Sylvia Earle. Ma come? Non sei laureata in biologia e appassionata di mare? Lo stupore indignato sarebbe la reazione giusta alla mia ignoranza. Invece è molto più probabile che la vostra reazione sia: “E chi sarebbe?”

Ormai non ci dovremmo più stupire di constatare come le donne che si sono occupate attivamente di scienza siano poco pubblicizzate, relegate a qualche piccolo trafiletto o, peggio ancora, dimenticate.

Non fa eccezione lei, Sylvia Earle, donna ordinariamente eccezionale, che ha dedicato – e ancora lo fa, da splendida ottantenne – la sua vita all’oceano.

Un amore altrettanto profondo, che è cominciato da bambina, quando i suoi giochi erano le esplorazioni scientifiche del suo giardino nel New Jersey, e poi del mare quando la sua famiglia si trasferì in Florida. Una passione mai vissuta in funzione del suo essere femmina, ma con la naturalezza degli amori spontanei. Come quando, a soli 17 anni, ha indossato per la prima volta uno scafandro e ha scoperto la meraviglia di poter respirare sott’acqua: per lei significava poter prolungare le sue esplorazioni! Ci volle poco, solo un anno, e nel 1953 già indossava le nuovissime bombole per la respirazione subacquea, inventate da un certo Jacques Cousteau…

E una volta scoperto di poter sopravvivere anche sott’acqua, il destino di Sylvia era segnato: la sua carriera nel mondo delle scienze oceanografiche comincia all’università della Florida e poi alla Duke, dove si specializza in botanica marina. Ben presto si imbarca anche per le spedizioni scientifiche; sono gli anni ’60 e ciò che colpisce l’opinione pubblica non è certo la sua attività scientifica, i giornalisti invece si preoccupano di come avrebbe gestito la convivenza con interi equipaggi formati da soli uomini. Ma Sylvia ha il difetto di essere una donna che non vive la sua condizione come un limite, semplicemente va avanti per la sua strada: senza farsi ferire troppo, si lascia alle spalle il rifiuto di diventare capo spedizione sulla nave da ricerca Anton Bruun, possibilità riservata solo agli uomini, e coglie al volo l’occasione di immergersi nel mare delle Bahamas a bordo di un nuovo tipo di sommergibile, il Deep Diver e di guadagnarsi così il record di immersione in solitaria toccando i 1000 m. E lo fa incinta di cinque mesi…una passeggiata a 38 m di profondità, tra coralli e pesci multicolore, con in pancia la sua piccola Gale. Per Sylvia essere madre e moglie – di tre figli e tre mariti nel corso della sua vita – non si oppone mai al suo essere scienziata.

sylvia_2Ma l’attività più straordinaria a cui ebbe il merito e la fortuna di partecipare è sicuramente il Tektite II: si trattava di un progetto della NASA, che prevedeva la convivenza di un team di scienziati in una struttura di ricerca posizionata sul fondo del mare delle Isole Vergini americane, a 15 m di profondità. Il sogno di Sylvia bambina si realizza: vivere come un pesce! Anzi meglio, potendo osservare e studiare i pesci e le altre creature marine 24 ore su 24! Partecipa insieme a un team di sole donne e, ovviamente, l’attenzione della stampa è tutta dedicata al loro sesso piuttosto che alle loro ricerche scientifiche. Le chiamano “le sirenette”, “pescioline” , “acquamiss”, titoli umilianti che non avevano di certo riservato agli uomini che avevano partecipato al progetto nelle dieci spedizioni precedenti. Fortunatamente tra le scienziate e lo sciocco mondo maschilista c’erano quindici metri di acqua salata a fare da filtro…

E come il mare che scava la roccia senza che nulla possa fermarlo, anche Sylvia erode rapidamente ogni pregiudizio e si guadagna il suo posto nel mondo della scienza: ha all’attivo altri record di immersione, a cui affianca la sua attività di ricerca sugli impatti dei disastri petroliferi sull’ecosistema marino.

Sylvia però non è una di quei scienziati chiusi nei loro laboratori che custodiscono gelosamente le loro ricerche; lei invece fa della comunicazione il suo punto di forza, sa bene come la salvaguardia degli oceani, e quindi del mondo terrestre, casa degli esseri umani, dipenda fortemente da una partecipazione attiva di tutti. È per questo che si impegna nella produzione di documentari e libri, sia per adulti che per bambini: più persone conosceranno lo stretto legame tra gli esseri umani e il mondo marino e più sarà facile proteggerlo.

E se la profondità e l’acqua non sono mai stati un limite per Sylvia, figuriamoci l’età! A ottant’anni continua a tenere conferenze, instancabile portavoce di un interesse che non è mai stato solo un lavoro, ma piuttosto un vero amore, sconfinato come l’oceano…

“Sua Profondità – Her Deepness”, questo il titolo nobiliare che si è guadagnata Sylvia Earle con il suo impegno e le sue conquiste, e l’unico modo che abbiamo per renderle onore non è semplicemente conoscere la sua storia, ma rispettare come un nostro fratello il mare. Quale momento migliore per cominciare se non le vacanze estive?

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Per conoscere meglio Sylvia: un libro dedicato ai più piccoli, ma una lettura piacevole anche per i più grandi.

Chiara Carminati: “LA SIGNORA DEGLI ABISSI, Sylvia Earle si racconta” Editoriale SCIENZA

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