Pubblicato in: Madri snaturate

La maternità non è un merito

di Elena Ciurli

Partiamo dai numeri che piacciono tanto e rassicurano: in Italia una donna su due, in età fertile, non ha figli. Lo certifica l’Istat: quelle che non sono (o non sono ancora) diventate madri tra i 18 e i 49 anni sono circa 5 milioni e mezzo, cioè quasi la metà delle donne in questa fascia d’età. I motivi sono i più vari e nonostante tutto, molto spesso siamo considerate dalla società come alimenti deperibili. Soprattutto se hai tra i 35 e i 40 anni, in molti ti sparano addosso i minuti che scorrono come fossero proiettili. Bene, ricordiamoci una cosa: la maternità non è un merito.


Io (36 anni e ancora senza figli) ho dovuto rispondere tante volte alla fatidica domanda del “come mai non sei ancora madre?!”, trattenendo in mezzo ai denti offese più o meno articolate. Di solito dico che faccio la zia: gioco con i figli delle mie amiche/sorelle (loro sono i miei amati nipotini), e quando piangono troppo tornano da mamma. Insomma mi prendo il bello dell’infanzia, senza pannolini e notti in bianco.

In tutto ciò c’è comunque da parte mia un velato senso di colpa, un sentire il dovere di giustificarmi, perché quando leggi negli occhi degli altri quella patina inquisitoria, o la butti sull’ironia, oppure sbotti e per fare davvero bene a te stessa dovresti solo rispondere con un bel vaffanculo. Per ora non è mai successo, ma sento che prima o poi la bomba esploderà con gli arretrati.

L’essere madre non ti rende più donna. La maternità deve poter essere una scelta libera e priva di condizionamenti esterni.

Perché allora spesso noi giovani donne senza figli sentiamo il bisogno di giustificarci?

Si può amare i bambini senza aver per forza dei figli, ci si può sentire realizzate e gratificate grazie a un lavoro, agli affetti, ai viaggi, oppure semplicemente si può non aver voglia di sacrificare se stesse e le proprie passioni per dare la vita ad un altro essere vivente. Nel peggiore dei casi si può essere sterili, o senza un possibile padre, o senza un lavoro o una stabilità economica che ci consenta di mantenerlo, questo bambino che mettiamo al mondo e sarà la nostra proiezione vitale fino a che non moriremo.

In ogni caso non dovrebbe esserci spazio per alcuna forma di vergogna. Una donna senza figli non è una donna a metà, non dobbiamo permettere a nessuno di fare una simile insinuazione. Le donne dovrebbero aiutarsi a vicenda e reagire, perché se un uomo a 40 anni non è padre, a nessuno viene in mente di trattarlo come uno yogurt scaduto. Rispettiamo le madri, rispettiamo le donne. La maternità non ci rende migliori, è una condizione stupenda, ma naturale. Non chiedete a una donna perché non ha figli, chiedetele se ha realizzato i suoi sogni, se si ama.

E come diceva sempre mia nonna: “chi si fa gli affari suoi campa 100 anni” (lei in effetti era una donna molto coerente ed è morta a 92 anni).

E voi cosa direte alla prossima persona che vi chiede come mai alla vostra età non avete ancora un figlio?

Scrivete a donnedifettose@gmail.com

2 pensieri riguardo “La maternità non è un merito

  1. Non per niente alle donne già da piccole rifilano responsabilità genitoriali con “giocattoli da mamma”, mentre agli uomini da bambini è destinato il solo gioco senza pensieri. Sarà anche per questo che a quest’ultimi è concesso di proseguire con playstation e quant’altro pure da adulti. 😉

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  2. Sono pienamente d’accordo, vengo da una famiglia dove mia madre ha messo al mondo tre figli ma i suoi figli non ne hanno fatto nemmeno uno. Motivo? Momento sbagliato, a volte diagnosi sbagliata, amore sbagliato ma ogni volta c’e sempre la solita domanda :”ma un figlio, nessuno dei tre”? Fondamentalmente un figlio non è necessario per una felicità aggiuntiva alla copia nel caso e’ un complemento, mentre negli anni ho visto sempre di più coppie sfasciarsi per i figli, usarli come proprietà di scambio. Ieri mi sentivo colpevolizzata da una società che ti deve inserire sotto le varie classi, donna in carriera, sposata, single, convivente, ragazza madre, separata, oggi sorrido a chi mi domanda se sei incinta perché magari ho preso qualche chilo. Sorrido a chi vorrebbe incatenarmi sotto una specie diversa o a chi mi tratta come una specie diversa. Non per questo non so amare, sorridere o essere comunque me stessa consapevole di fare le mie scelte libera da ogni pregiudizio morale.

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