Pubblicato in: Attualità al femminile, Donne Seriali

Perché guardare iZOMBIE

di Francesca Santi

Vi dirò la verità: ho aperto il mio bel documento Word nuovo di zecca con l’idea di scrivere un pezzo sui personaggi femminili di “Bojack Horseman”, una serie che vanta una sceneggiatura quasi perfetta e che in alcune puntate tocca vette pressoché irraggiungibili, ma ho desistito subito. Il motivo è presto detto: la depressione è il fil rouge della storia, dunque ne parleremo più in là, in frangenti meno drammatici, quando potremo riabbracciarci, piangendo dopo la visione di capolavori in pillole del calibro dell’episodio “Free Churro”, che non guarderete fino alla fine dell’emergenza… promettetemelo!

È proprio perché abbiamo bisogno di leggerezza che vi parlerò di zombie… Lo so, non sembra l’argomento ideale da sviscerare durante una pandemia, eppure ho deciso di recensire ben due serie su questo tema, non perché sono sadica e voglio angosciarvi in un momento particolarmente ansiogeno, ma per l’esatto contrario: sono quanto di più spensierato troverete in circolazione in questo periodo.

Comincerò col parlarvi delle prime due stagioni di iZombie: già dalla sigla è facilmente intuibile che la serie è tratta da un fumetto (pubblicato dalla Vertigo, per la precisione, etichetta della celebre DC Comics) e che il target è un pubblico molto giovane, ma se come me siete appassionate del genere e avete apprezzato serie come “Teen Wolf”, vi piacerà senz’altro.

L’idea alla base di iZombie è la sua forza perché è originalissima, cosa non semplice visto quanto sia stato sfruttato l’argomento. Liv Moore (pensate a come si pronuncia in inglese e apprezzate il simpatico gioco di parole) ha tutto: l’aspetta un futuro da medico e un matrimonio con Major, il fidanzato perfetto. Una sera, però, la ragazza partecipa a una festa che sconvolge i suoi piani: d’un tratto la gente impazzisce e un uomo la morde. Liv sopravvive, ma si risveglia pallida, coi capelli color avorio e una gran fame di cervelli: essendo pragmatica trova un modo per procurarseli, facendosi assumere come medico legale all’obitorio. La ragazza ha accesso a tutti i cervelli che vuole e li cucina in modo creativo (per inciso, la parentesi culinaria – presente in ogni puntata – è molto graziosa), ma è qui che arriva il colpo di genio… Ogni volta che Liv mangia un cervello assorbe alcuni tratti del carattere della persona a cui apparteneva e ha dei flash sul suo passato, un’abilità che le consente di spacciarsi per sensitiva e aiutare il detective Babineaux a risolvere i più spinosi casi di omicidio.

A rendere la situazione ancor più interessante c’è un cattivo degno di questo nome: Blaine (interpretato dal bravissimo David Anders, noto tra le altre cose per “The vampire diaries”), uno zombie proprio come Liv, che decide di sfruttare la sua nuova condizione per arricchirsi, contagiando solo persone facoltose e facendosi pagare profumatamente per nutrirle.

Le prime due stagioni di iZombie hanno un ritmo pressoché impeccabile: è divertente seguire i cambiamenti d’umore di Liv, scoprire quali manicaretti cucinerà coi suoi cervelli e tentare di indovinare l’assassino di turno, ma poi il meccanismo s’inceppa, per questo mi sono limitata a consigliare le prime due stagioni.

Il fatto è che a un certo punto la serie si “politicizza”, vuole lanciare un messaggio per forza e l’intento si avverte perché prevarica la storia, la trasforma in qualcosa che non è e la carica di una gravità che non le appartiene e che non può reggere perché in fondo si tratta di uno young adult contaminato dall’horror, com’è stato “Warm Bodies” tempo prima, un prodotto che è vincente proprio per la sua frivolezza, un bene da non sottovalutare ora come ora.

iZombie contiene alcuni dettagli da nerd che da ex sceneggiatrice di fumetti non potevo non apprezzare: la scena spesso si trasforma in una tavola disegnata e le didascalie riportano quasi sempre citazioni famose leggermente modificate; i protagonisti sono fan di una serie sugli zombie che verrà citata spesso nel corso del telefilm e che è a sua volta uno young adult, intitolato “Zombie High” e, se fossi ancora adolescente, mi sarei presa una gran cotta per uno degli interessi amorosi di Liv… il tenebroso Lowell: guardatelo e fatemi sapere.

In sintesi, se amate i fumetti e vi sentite ancora molto giovani dentro come me, concedetevi qualche ora in compagnia di Liv, ma se proprio non tollerate questo tipo di prodotto, fra qualche giorno vi parlerò dell’altra serie di zombie che ho visionato per intero e che è pensata per un pubblico diverso, un po’ più adulto e che apprezza la commedia nera…

Ci risentiamo presto.

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