Pubblicato in: Interviste difettose

Chi l’ha detto che è un mestiere da uomo? Questa è la storia delle Vetraie Ribelli

di Elena Ciurli

Torna non puntuale l’appuntamento con le nostre Interviste Difettose. Le protagoniste di questa storia hanno unito le loro forze per dare forme nuove a un mestiere antico, quello del vetraio. Il lavoro è faticoso: si ha a che fare col fuoco, e con il pregiudizio di chi non lo vede adatto a una donna.

Ci vuole coraggio, e determinazione, per creare lo spazio giusto: come quello di El Cocal Glass Studio, il progetto di Chiara Lee Taiarol e Mariana Oliboni. Siamo in una fornace, nel cuore di Murano, che sta facendo rinascere l‘arte vetraria locale; è lì che prendono vita vasi e bicchieri, ma anche sculture, installazioni luminose, strumenti musicali, opere che rievocano antiche divinità madri, le “Veneri preistoriche”.

Siamo felici di presentarvi le Vetraie Ribelli.

Quando vi siete conosciute e com’è nato “El Cocal”?

Mariana:
Ci siamo conosciute alle scuole superiori, in un ridente liceo artistico in via Padova a Milano, il “Caravaggio”, dove l’amore per l’arte e la complicità nel lavorare in laboratorio ci è stata trasmessa con passione. Le grandi amicizie rimangono anche se le strade si dividono per un po’, Chiara si è specializzata nell’arte del vetro lavorando in giro per il mondo, dagli Stati Uniti all’Australia arrivando infine a Murano. Io mi sono tuffata nel mondo del teatro e della musica, specializzandomi all’inizio in trucco teatrale e cinematografico e poi come performer/musicista. Durante il lockdown il mondo dello spettacolo si è fermato e mi sono ritrovata senza prospettive e senza lavoro, Chiara si è subito offerta di insegnarmi l’arte del vetro ed io ho colto l’attimo e con il vetro è stato amore a prima vista!
Ci siamo così subito ritrovate in questa avventura, dove le idee si trasformano in vetro.
Lo scenario prevalentemente maschile nel mondo del vetro italiano ci ha spinte a prediligere artiste e apprendiste donne ma senza escludere gli uomini, cercando invece di collaborare e apprendere anche dai grandi maestri del territorio.

Perché avete scelto questo nome? Cocal, in veneto, significa gabbiano.

Chiara:
Il nome “El Cocal” ovvero gabbiano in dialetto, è ispirato alla fauna della laguna, all’attitudine di questo animale e alla sua capacità di adattamento; per noi è stata un’ispirazione. Abbiamo aperto durante il lockdown in un panorama poco rassicurante e abbiamo cercato di creare nuovi orizzonti anche in condizioni difficili. Il gabbiano rappresenta quindi la sfida che abbiamo deciso di compiere. Animale che è metafora di forza, coraggio e libertà. Dato che è molto fedele e rispettoso verso quelli della stessa specie, è simbolo anche dello spirito di aggregazione comunitaria. Questo aspetto si riflette in noi come volontà di coinvolgere la comunità Muranese e tutte le persone che si vogliono avvicinare al mondo del vetro o che ne fanno già parte.

Lavorare il vetro è sempre stata una prerogativa degli uomini, in effetti è un’attività molto impegnativa a livello fisico. Voi siete però la prova che unire le forze è un’arma potente e siete riuscite a farvi strada nel settore. Ci raccontate come vi hanno accolte gli antichi vetrai della zona?

Mariana:
In realtà soprattutto in Italia è sempre stato un lavoro maschile ma in altre parti del mondo ci sono molte artiste vetraie. Certo la questione della forza è una prerogativa spesso necessaria ma anche l’intelligenza e la sensibilità sono fondamentali. Lentamente anche qui a Murano stanno cambiando le cose e molte donne si stanno avvicinando al mondo della fornace, sia come apprendiste che come artiste. Qui la tradizione vetraia scorre nelle vene degli abitanti della zona e passeggiando per le calli o bevendo uno Spritz al bar puoi incontrare un grande Maestro Vetraio e parlare di arte o di tecniche antiche della lavorazione del vetro.
I maestri della zona ci hanno accolto bene, ognuno ci ha insegnato qualcosa e anche se ci reputano un po’ folli, sono sempre pronti ad aiutarci e a consigliarci. Ci hanno anche definite “Vetraie Ribelli” per la nostra attitudine.

La vostra produzione: chi o quali sono i vostri modelli di riferimento? Qual è il filo conduttore che muove le vostre opere?

Chiara:
Non abbiamo dei veri e propri modelli di riferimento, certo ci facciamo ispirare da artist* vetrai e non, sia del passato che del presente , ma diamo soprattutto sfogo ai nostri pensieri trasformandoli in vetro.
La nostra produzione si alterna fra oggetti/opere ideate da noi e da collaborazioni con Artisti e Designers. Rivisitiamo le tecniche usate nella tradizione e cerchiamo di creare oggetti moderni capaci di stimolare la curiosità anche dei più giovani. Abbiamo deciso di valorizzare la figura della donna anche nelle nostre opere, la nostra prima linea infatti è quella delle “Veneri Preistoriche”, ispirata alle statuette femminili ritrovate fin dalla preistoria ma tema della femminilità compare frequentemente anche in altri oggetti.
Mariana:
Il filo conduttore della nostra produzione è sicuramente la nostra voglia di aprire le porte del mondo del vetro, stimolare curiosità e cercare di diffondere questa passione verso quest’arte che rischia di morire. Cerchiamo quindi di fondere arti diverse, come musica, teatro, scenografie e vetro per dare nuova luce a questo settore e cercare di rinvigorirlo.

Qual è il percorso formativo per diventare vetraia? Avete mai pensato di
ideare workshop di specializzazione nella vostra fornace?

Chiara:
Ci sono scuole di vetro in tutta Europa e nel mondo, qui a Murano c’è una scuola ma il percorso di apprendimento tradizionale si svolge in fornace, qui ci sono ruoli ben precisi dove ogni artigiano del vetro deve passare per arrivare dopo tanti anni a essere maestro: garzonetto, garzone, serventin, servente e maestro. Il mio percorso è stato un po’ diverso, ho dovuto viaggiare molto per poter continuare a lavorare e ho imparato lavorando e assistendo vari artisti e maestri, ho imparato molto “rubando con l’ocio” come dicono qui. Ho poi ricercato più informazioni possibili sulla lavorazione del vetro su i pochi testi disponibili, per questo l’arte dell’insegnamento mi sta molto a cuore; per me è stato difficile capire le dinamiche della lavorazione del vetro e penso che l’insegnamento sia un ottimo metodo di divulgazione.
Quindi sì, facciamo workshop e diamo molto spazio alla formazione cercando di dare la possibilità a tutti di appassionarsi a questo materiale.

Il vetro è musica: come prende vita questo mix nel vostro lavoro?

Mariana:
Nella Fornace ci sono molti suoni interessanti, il suono del vetro fuso mentre viene modellato con la carta di giornale bagnata, il suono degli strumenti in metallo, il vetro che si rompe, il tutto condito dalla musica di sottofondo che non può mancare. Il mio background musicale e la passione per strumenti inusuali, mi hanno spinta a ricercare gli studi fatti sul vetro e la Musica. Mi sono ispirata alla ricerca musicale di Benjamin Franklin, che nel 1761 creò la Glass Harmonica ed ho cercato di unire la mia passione per la musica elettronica ideando Glass groove.
Unendo le nuove tecnologie musicali con l’antica arte del vetro abbiamo creato diverse tipologie di istallazioni artistiche sonore.
Abbiamo prodotto dei veri e propri strumenti musicali in vetro, acustici ed elettronici, che suono dal vivo insieme alla polistrumentista e cantante Marzia Stano (in arte Una) in una performance musicale.
Abbiamo campionato i suoni della fornace per esplorare le capacità sonore del vetro in tutte le sue sfumature e presto uscirà un EP.

Dove possiamo vedere o acquistare i vostri oggetti? Avete in programma
mostre o eventi?

Per vedere i nostri oggetti e la loro realizzazione ci trovate sui Social Network (Facebook, Instagram) basta digitare “El Cocal Glass Studio” mentre per acquistarli ci trovate per ora su Etsy.
Per quanto riguarda gli eventi futuri sicuramente ci troverete alla Venice Glass Week 2022 ma anche in altre mostre ed esposizioni italiane e non.
Inoltre ci trovate sempre a lavoro qui a Murano, potrete prenotare via mail gratuitamente, una visita in fornace per poter vedere con i vostri occhi la magia del vetro.

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