Pubblicato in: Madri snaturate, Vita domestica

5 trucchi per non smacchiare i vestiti

di Beatrice Galluzzi

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Di sbiancatori, quanti ve ne pare: per sorrisi accecanti, per un bucato a prova di nonna o madre cacacazzi e, per pochi eletti, quelli riservati alle zone intime. Ma questo è un discorso che magari affronteremo la prossima volta.

Oggi voglio parlare delle macchie, e di come la mania della perfezione e dell’apparenza candida non vada di pari passo alla presunta emancipazione femminile.  Se c’è una macchia, difatti, a chi tocca toglierla? A te, oh donna -vedi nota 1.

Perché, come la metti la metti, andare in giro con i vestiti macchiati fa trash anche in una società industrializzata, persino se continui ad avere i postumi della rivoluzione sessantottina e usi deodoranti omeopatici per le ascelle. È ora che qualcuno te lo dica: non funzionano, comprati quelli con il cancerogeno sale di alluminio ed eviterai di appestare l’umanità con i tuoi umori.

PicsArt_06-26-09.39.10Comunque, da vera casalinga fallimentare e madre snaturata quale sono, parlerò del problema del riportare i vestiti al loro antico splendore. Per molte donne difettose come me questo coincide col perdere la testa e farsi saltare i nervi davanti a una macchiolina su di un vestito, consapevoli che tale capo di abbigliamento mai e poi mai tornerà come era prima. Ebbene, è ora di darci un taglio. Per questo ho deciso di spendere qualche parola su come sono riuscita ad aggirare il problema della tappa superflua, ovvero quella tra il cesto dei panni e l’oblò della lavatrice. Una fermata in più, una fatica aggiuntiva, un’ulteriore perdita di tempo. Quello stop durante il quale bisogna fermarsi per controllare minuziosamente gli indumenti, individuare le eventuali macchie e, teoricamente, levarle usando prodotti smacchianti e olio di gomito. Come no. E poi chi ha tempo di scrivere articoli cazzoni come questo?

Ed eccoti 5 semplici trucchetti che vi faranno saltare la tappa superflua:

1- la scelta del colore degli indumenti.

Non serve che te lo dica, ma quando in una vetrina di un negozio ti attira un bel vestito bianco che fa molto”estate”, evita. Se proprio non vuoi indossare il colore nero anche durante la bella stagione, vai sulle fantasie. Quelle belle fitte, però. Perché se scegli fiori diradati o geometrie alternate tra chiaro e scuro, la macchia di sugo si fermerà inesorabilmente nell’angolo del vestito dove risiede il colore più chiaro. E vai a bestemmie per smacchiarlo, senza risultato alcuno.

Per quanto riguarda la biancheria domestica, a mio avviso le tovaglie dovrebbero essere tolte dal commercio. Servono solo a macchiarsi di vino rosso e a farti fare brutta figura quando hai ospiti e le proponi loro con le stesse chiazze della settimana precedente. E non farti fregare da invenzioni vane quali la tovaglia antimacchia. C’è stato un tempo in cui ti volevano far credere che la bava di lumaca avrebbe diminuito le tue rughe. Se ci sei cascata sputati in faccia, e sortirai lo stesso effetto.

Se hai un marito dovrai convincerlo in modo coatto a non indossare camicie. In fondo, il nuovo casual chic o l’hipster sdrucito va di moda anche in ufficio, no? Almeno è quello di cui dovrai persuaderlo. Se proprio non può fare di vestirsi formalmente, buttati sulle camicie grigie o blu scuro. Potrebbe darsi che così conciato sembri un boss della malavita o un impiegato delle pompe funebri ma a te, che te ne fotte? Devi mirare al risultato, e per questo eliminare il problema degli aloni sui suoi dannati colletti bianchi.

Se hai un figlio, o più di uno, bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Ma tenterò di essere concisa: io non ero a favore dell’uso dei colori scuri per i neonati, ma ho cambiato velocemente opinione dopo che i rigurgiti e le prime pappine color zucca al neon si sono dimostrate inesorabilmente indelebili dalle tutine bianco latte. Ho la fortuna di avere una bambina bionda che sta bene anche se vestita in total black. Se tu invece hai una figlia con i capelli scuri magari rischierai di farla sembrare Mercoledì Adams, ma devi concentrarti sull’obiettivo e considerare quante volte i bambini si macchiano durante la giornata (e quante imprecazioni risparmierai scegliendo un abbigliamento che nasconderà i loro danni).

2-Il modo di mangiare.

Allenatomi negli anni per evitare schizzi di cibo, sono arrivata alla conclusione che mangiare piegata con la testa sopra il piatto sia un metodo piuttosto valido. Talvolta servirsi della mani anziché delle posate evita di far andare il condimento in giro. Anche se questo modo di alimentarsi può sembrare ad alcuni non educativo e persino “da trogloditi”, tu ricorda che in tal modo si eviteranno sbrodolamenti sulla scollatura o ,peggio, su pantaloni la cui macchia di olio diventerà permanente. E poi, riguardo al galateo, è come la storia del “non dire le parolacce”. Tutta quella fatica per fermare un vaffanculo a metà, e poi quando il tuo pargolo va a scuola non solo è la prima cosa che impara, ma ti ci manda per via diretta, con tanto di dito medio alzato.

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3- Le minacce

In tutti i miei tentativi di ottimizzazione dello spazio-tempo casalingo ho imparato che anche le intimidazioni possano sortire effetti funzionali all’obiettivo. Dicendo a mio marito “Guarda che se ti macchi andrai in giro come un sudicio pezzente, perché non è un mio problema ” oppure “Ricordati che l’ultima volta che ho usato una smacchiatore ti ho fatto un buco sui tuoi jeans preferiti ” o, come ultima spiaggia, “Se ti sporchi li faccio smacchiare a mia madre”, ho fatto sì che ora lui mangi praticamente nudo, e riponga i suoi abiti il più lontano possibile dal tavolino.

Per i bambini funziona in modo diverso. Lì bisogna andare di grida. Allo schizzo di pappa sul vestitino basterà fare “Oddio, ti sei macchiato!” mimando un disgustoso dissenso. Oppure un enfatico “Nooo!” come se fosse appena caduto un asteroide sulla terra. In tal modo il piccolo, terrorizzato dal tuo gesto, finirà per stare attento a non ripeterlo grazie al senso di colpa che risiede in lui atavicamente. Approfittare di questa debolezza è quello su cui si basa la maggior parte delle religioni. E non preoccuparti per il fatto che crescendo ti odierà per questo. Lo farà per cose molto ma molto più insignificanti.

4-I vestiti usa e getta

Evviva l’usato. Esistono negozietti per bambini dove si possono trovare capi di seconda mano per bambini a pochi euro, tenuti persino bene. Non ti fare domande sulla loro provenienza o sul fatto che sia igienico o meno. Ricordati che tuo figlio lecca con nonchalance l’asfalto in pieno centro storico, e non ti immagini nemmeno che cosa faccia all’asilo (che non ti venga mai in mente di chiederlo alle maestre, che vengono pagate per asciugare ininterrottamente il mocciolo ai poppanti, ma non per evitare che costoro se lo scambino tra loro).

Un alternativa sono i vestiti comprati a sconto ( calcolando bene la taglia, puoi acquistarli da un anno ad un altro) che, costando sui 5 euro, una volta macchiati possono essere direttamente tirati nel secchio, assieme ai quelli acquistati all’usato, senza dover ricorrere a lunghe e faticose sessioni si smacchiatura a mano o con sapone di Marsiglia ( prodotto tratto da : “Leggende metropolitane di casalinghe di successo”).

ps. Vuoi vestire il tuo bambino solo con cose di marca, con bio cotone e canapa campestre? Tali indumenti costano come se fossero filati direttamente dalle mani del Creatore? Prova con il punto numero 5.

5-Metodi contenitivi

Una volta andai a trovare mia nonna all’ora del pasto nella casa di cura in cui risiedeva. Pensai che, al di là della tristezza del contesto, il bavaglio che le facevano indossare – e che le arrivava dal collo alle ginocchia- fosse l’invenzione del secolo.

Dovendo aspettare almeno un altro paio di decenni per indossarlo io stessa o per farlo mettere al mio consorte, ho deciso di procurarmelo per mia figlia. Anzi, ho fatto di meglio. Gliene ho trovato uno lungo fino ai piedi e con le maniche. Ma attenzione, non in stoffa! Altrimenti sarebbe diventata un’altra cosa da smacchiare. Deve essere plastificato e, mi raccomando, deve avere anche una sacca di raccolta “cibo che cola”, altrimenti il gelato al cioccolato scivolerà sulla superficie plastificata del bavaglino per depositarsi sul fondo della maglietta. Sia mai

ps. Comprane almeno due, di questi bavagli. Uno dovrai tenerlo sempre in borsa ed usarlo ogni volta che tuo figlio accenna a mettere qualcosa sotto i denti. Anche dietro un innocuo pezzo di pizza bianca può nascondersi una goccia di olio fetente. 

Ecco, io ho provato a passarti i miei consigli per risparmiare tempo. Nonostante mia madre mi dia continuamente ella debosciata perché tiro i panni direttamente nella lavatrice senza “controllare se ci sono macchie” o mio marito si incazzi come un bufalo perché “i suoi pantaloni hanno le stesse chiazze con cui le aveva messe nel cesto dei panni” io mi giustifico sempre dicendo che è colpa loro se non sanno ottimizzare le risorse e non vogliono seguire questi miei utilissimi suggerimenti.

Tu, invece, fallo.

nota 1:

dal vocabolario Treccani Online

smacchiatóre s. m. [der. di smacchiare1]. – 1. (f. -trice, pop. -tóra) Chi smacchia, spec. al femm., operaia specializzata nell’operazione di smacchiatura di oggetti di vestiario e di tessuti: questa giacca va fatta pulire dalla smacchiatrice. 2. Nome generico di prodotti atti a smacchiare vestiti e tessuti, a base di solventi

 

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