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Fight like a girl (in Berlino). Ecco Atomica Bionda.

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di Beatrice Galluzzi

Oggi vi parliamo di puro divertissement. Non che “Atomica Bionda” (di David Leitch, 2017) manchi della consistenza necessaria per essere anche altro.

Intanto, la protagonista è Charlize Theron, da sempre il lotta contro il cliché della modella vuotamente eterea. Agli inizi della sua carriera da attrice – ben prima di vincere il premio Oscar per “Monster“, nel 2003 –  Charlize si innervosiva quando le dicevano che era una meraviglia della natura, e ci teneva a ribadire la sua intelligenza e il suo talento. Anche in questo ruolo – quello di Lorraine Broughton, una spia britannica – la sua bellezza ultraterrena distrae, a tratti, dal nucleo del film. Ma lo fa di proposito. Continua a leggere “Fight like a girl (in Berlino). Ecco Atomica Bionda.”

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Il giardino dei mostri

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I mostri. Cʼè chi li usa come impalcature per costruirci un mondo. Chi i propri demoni non li subisce, ma li cavalca. Chi, come Niki de Saint Phalle con il suo Giardino dei Tarocchi, è riuscita a trasformarli in qualcosa di tangibile e angosciante, un complesso di opere che possono essere dimore confortanti, ma solo per chi ha il coraggio di abitarsi.

Non un angolo retto, solo forme morbide, femminili, inquietanti, immerse tra i lecci e i sugheri. Sembravano essere sorti dal terreno come giganteschi funghi velenosi dai colori tossici e innaturali, spuntati in mezzo al bosco dopo una notte di pioggia incantata.”

Nel suo libro “Il giardino dei mostri” (E/O, 2019) Lorenza Pieri ci riporta nello spazio temporale tra la fine degli anni ottanta e lʼinizio dei novanta. Siamo a Capalbio, sulla costa maremmana, tra contadini e butteri che si scoprono imprenditori e giovani di provincia in competizione con i coetanei in trasferta dalla capitale. Quella zona, poco dopo il confine laziale, era e resta meta per le vacanze dei romani di buona famiglia, ancora attratti dal fascino rurale e brado della campagna,  guardandolo spesso dallʼalto del loro piedistallo. Continua a leggere “Il giardino dei mostri”

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Chilografia – Diario vorace di Palla

PicsArt_04-23-05.17.06Leggere “Chilografia” di Domitilla Pirro (Effequ, 2018) mi ha condotto nella dimensione chimerica che ricercavo da tempo, ed è quella in cui riescono a convivere accuratezza linguistica e spontaneità letteraria.

Il Diario di Palla, lo sfogo materiale della sua bulimia totalizzante, è un rendiconto ossessivo che contagia il lettore, facendolo diventare parte della malattia fino allʼultima parola, dellʼultima riga, dellʼultima pagina. Continua a leggere “Chilografia – Diario vorace di Palla”

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Luce

PicsArt_04-02-11.22.31Se cʼè una cosa che è scaturita dalla lettura di “Luce”, di Bettina Bartalesi e Gianluca Di Matola (Clown Bianco, 2018), è un incontenibile bisogno di riscatto. Luce è una ragazzina di tredici anni che, nonostante il conflitto con i suoi slanci adolescenziali, ha ben chiara una cosa: non si farà mettere i piedi in testa. Ed è questa la scintilla che illumina la scatola nera nella quale si svolgono le vicende del libro, ambientato in quello che potrebbe essere un paese qualsiasi della periferia italiana, durante gli anni di piombo.Ero lʼobiettivo ideale per chiunque volesse sviluppare la propria sadica natura. Ero una lucertola alla quale avrebbero potuto ficcare uno spillone in gola senza che quella sbattesse minimamente la coda.” Continua a leggere “Luce”

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Vicolo dell’immaginario

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In “Vicolo dellʼimmaginario” (Sellerio, 2019), Simona Baldelli delinea, con una scrittura nitida, i profili smussati di unʼombra accessoria. Una zona buia in cui si annida lo spettro di ciò che eravamo, delle persone che ci siamo lasciati alle spalle o di quelle che, nonostante la distanza del tempo, non vogliamo lasciar andare. Magari, quell’ombra non la vediamo, o non ci fa piacere notarla.

Amalia, una delle protagoniste del libro, ha il coraggio di farle spazio. La sua piccola ombra la accompagna, mentre percorre le vie accecanti di Lisbona. Ed è solo in questa città, calata in un fondale fiabesco, che qualcuno riesce a notare la sua doppia proiezione. Quel qualcuno che riesce a riconoscere Amalia, ancor prima che sia stata lei ad accettare il vero eco di sé stessa.  “Ecco la grazia da chiedere a Nostra Signora della Luce: illuminare la piccola ombra nera e cancellarla con la forza splendente. Subito si pente e china la testa a cercarla. È raggomitolata sotto il sedile nel punto meno illuminato, finalmente chetata. Spera non le abbia letto nel pensiero perché la piccola ombra è tutto ciò che le resta del suo giorno più brutto, ma che non vuole scordare.” Continua a leggere “Vicolo dell’immaginario”

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IL MARITO PASSAPORTO

di Beatrice Galluzzi

PicsArt_02-03-04.27.29Se credete che la vita di 007 – così come ce lʼhanno mostrata nei film, così come ci piace immaginare – sia qualcosa di rocambolesco, allora non sapete cosa ha avuto il coraggio di affrontare questa donna, nei lontani anni ʼ30.

Tutto ha avuto origine fin dalla mia infanzia, quando nutrivo disagio e una profonda e segreta indignazione al momento di obbedire a ordini che non condividevo.”

Una spia, questo si è spesso insinuato fosse Jeanne Clérisse – poi Marga DʼAndurain – una splendida e indomita basco-francese, ma la verità sul suo ruolo nellʼintelligence rimane avvolta nellʼambiguità, così come non hanno mai trovato appiglio le accuse che le sono state rivolte, comprese quelle di omicidio (ben tre). Continua a leggere “IL MARITO PASSAPORTO”

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PRIMO PIANO INTERNO FEMMINILE: UN MOTIVO IN PIÙ PER GUARDARE “BIRD BOX”

di Beatrice Galluzzi

Bird Box, appena uscito per Netflix, è un survival horror che mostra, per alcuni versi, molte similitudini con altre pellicole sul genere. Il film è basato sul libro omonimo di Josh Malerman – titolo in Italia tradotto con La morte avrà i tuoi occhi. Tutto ruota attorno a delle ipotetiche presenze, che una volta messe a fuoco inducono le persone al suicidio. Il problema si diffonde in modo epidemico e il genere umano, di conseguenza, è al capolinea. Tanto per cambiare, verrebbe da dire.

Continua a leggere “PRIMO PIANO INTERNO FEMMINILE: UN MOTIVO IN PIÙ PER GUARDARE “BIRD BOX””
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TU CHE ERI OGNI RAGAZZA

di Beatrice Galluzzi

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“La città devastata che abbiamo dentro“. Questo leggo, una volta tornata a casa, nella dedica che mi ha fatto Emanuela Cocco sul frontespizio del suo libro. Ho avuto il piacere di conoscerla di persona e apprezzare la sua presenza scenica anche fuori dalla scena. Ma questa è tutta unʼaltra storia.

Quella che vi voglio raccontare oggi, invece, è dentro al suo libro Tu che eri ogni ragazza (Wojtek, 2018). In realtà, di storia non ce nʼè una sola, ma tante quante i binari della stazione Termini: che paiono infiniti, anche se numerati fino a trentadue. È proprio intorno alle rotaie, ai bar, ai mendicanti, ai ragazzini, ai pendolari, a quelli capitati lì per caso o alle persone che preferirebbero aver sbagliato strada, che succedono i fatti. “I passeggeri si preparano a scendere. Si divideranno appena aperte le porte. Separarsi è nella loro natura. Lʼesasperante indugiare della voce registrata detta lʼarrivo.” Quello che accade arriva e basta; si vede, come quando si va al cinema con gli occhialetti 3D. E se ciò che ci troviamo davanti fa paura, beh, non ci si può alzare; non possiamo semplicemente uscire dalla sala e tornare agli avanzi delle nostre lasagne. Emanuela, quello che vediamo tutti i giorni, quello che scavalchiamo nel momento stesso in cui viene messo a fuoco, ce lo inietta sottopelle. Continua a leggere “TU CHE ERI OGNI RAGAZZA”

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La casa infestata da noi

Nadia Terranova e Shirley Jackson ci raccontano i fantasmi

di Beatrice Galluzzi

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Quando ho aperto le pagine del libro di Nadia TerranovaAddio Fantasmi” (Einaudi, 2018) ho avvertito la presenza ingombrante di una casa, in una prospettiva del tutto inusuale. Assieme al tetto, nelle prime righe sembravano andare in frantumi anche le edificazioni della protagonista “Sì, sapevo che il tetto stava crollando – aveva cominciato a crollare fin dalla mia nascita, non aveva fatto che sgretolarsi e piovere in forma di polvere e calcinacci per tutta la vita che avevo vissuto lì dentro – ma non ne ero in alcun modo responsabile, non si ha colpa per le cose che non vogliamo ereditare e abbiamo già ripudiato”. Scavalcando l’allegoria, l’immagine di questo disgregamento mi è arrivata in modo feroce, provocandomi una nostalgia totalizzante. Ognuno di noi, ho pensato, proviene da una casa come quella: un edificio fintamente solido, un involucro labile che ci si porta appresso in ogni trasloco; un cappello di mattoni che funge da riparo malandato e non riesce a impedire all’acqua di insinuarsi, agli spifferi di passare tra le tegole, ai rumori di disturbare il sonno. Continua a leggere “La casa infestata da noi”

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PIÙ VELOCE DELLʼOMBRA

di Beatrice Galluzzi

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Ho avuto il piacere di assistere alla presentazione di questo libro durante Inquiete Festival, a Roma. Ad avermi colpito è stato da subito il titolo, unʼopposizione alle credenze comuni, non uno scontato “più veloce della luce“: qui  la protagonista è più veloce dellʼombra. È propria questʼombra che si porta appresso Alessandra, una bambina figlia di genitori bellissimi – il padre somiglia a Magnum P.I. e la madre sembra una delle Charlieʼs Angels – che lotta contro gli sguardi degli sconosciuti e dei suoi familiari i quali, in ogni atteggiamento quotidiano, le ricordano quanto lei non rientri negli universali canoni di normalità. Normalità dalla quale Alessandra rifugge. È grassa, sgraziata e affonda le sue ansietà di bambina – poi di adolescente – nellʼabuso di cibo. Continua a leggere “PIÙ VELOCE DELLʼOMBRA”